Insanitarium è un film pieno di idee geniali.
Jack (Jesse Metcalfe, il John Rowland di Desperate Housewives) è un ragazzo la cui madre è morta e la cui sorella, Lily, è stata internata in una clinica psichiatrica dopo aver tentato il suicidio. Jack non riesce a incontrarla o a parlarle perché le viene impedito.
Ed ecco l'idea geniale numero uno: piuttosto che rivolgersi alle autorità come una persona normale, Jack decide di fingersi pazzo per farsi internare a sua volta e così evadere assieme alla sorella.
La prima cosa gli riesce piuttosto bene (a parer mio già la sola idea sarebbe base sufficiente per l'internamento, se vogliamo) e così Jack entra nella clinica che, strano a dirsi, è piena di pazzi... incredibile!
Qui fa la conoscenza di Dave, un disadattato che sembra sapere come girare in piena libertà per la struttura e che viene sfruttato da Charlie, uno dei sorveglianti, per rubare delle non meglio precisate pillole dalla stanza della capo infermiera.
Dave inizia a sospettare che Jack sia più di quel che sembra quando questi afferma che un calo di tensione potrebbe essere dovuto a un circuito elettrico difettoso.
Eh sì, Dave, che è pazzo ma non scemo, si stupisce che Jack possa sapere tante cose dell'edificio.
Il nesso è chiaro no? Se io dico che un circuito difettoso può causare un abbassamento di tensione, è evidente che ho studiato le piantine dell'edificio in cui mi trovo, lo capirebbe chiunque. E se dico che l'acqua calda scotta sto organizzando una rapina in banca. Lineare.
Fatto sta che, con l'aiuto di Dave, Jack viene a sapere che nella clinica si usano farmaci sperimentali (l'orpheus) e che alcuni pazienti vengono portati al piano superiore e presumibilmente sottoposti a elettroshock. Questo in qualche modo lo tranquillizza, perché decide di svelare il suo inganno e farsi rilasciare, ormai convinto che si sbagliava sul fatto che Lily potesse essere in pericolo (sic!)
Ed ecco l'idea geniale numero due: prima di farsi internare, Jack aveva scritto una lettera in cui spiegava cosa stava per fare, e l'aveva lasciata a casa sua. Deciso di farsi liberare, la manda a prendere, ma quando gliela mostrano c'è solo una riga di farneticazioni, nella sua calligrafia. Jack intuisce che qualcosa non vada e quindi... si mette a fare il pazzo per non farsi internare di nuovo.
Vi lascio immaginare come vada a finire...
Intanto, il primario della clinica sta effettivamente usando i pazienti per sperimentare l'orpheus, che scopriamo non essere un farmaco ma un ritrovato della nanotecnologia, il cui scopo è quello di eradicare la personalità di un individuo e far emergere il suo cervello rettile (da qualche geniale traduttore ribattezzato "cervello della lucertola") per poi curarlo dalla follia (idea geniale numero tre).
La cosa, evidentemente, non funziona troppo bene, visto che i pazienti diventano violenti e assetati di sangue, ma a quanto pare questo non lo impensierisce più di tanto.
Jack decide di tornare al piano originario, si fa aiutare da Dave a raggiungere la stanza della capo infermiera e lì prende una tessera magnetica per poter aprire le varie porte. Mentre i due sono lì, scatta l'idea geniale numero quattro: gli sceneggiatori decidono che sia il caso di far entrare Charlie, il sorvegliante, che per poco non li scopre.
Vi chiedete che abbia di geniale la cosa? È presto detto.
Vi ricordate cosa Charlie chiedeva a Dave di fare per lui? Rubare pillole dalla stanza della capo infermiera. Quella stessa stanza a cui lui ha evidentemente libero accesso, perché ci entra durante il suo giro di ronda. Quindi non solo poteva prendersi le pillole da solo, ma anche facendole prendere a un altro rischia il posto, dato che è compito suo sorvegliarla! Se non è puro genio questo...!
Una nota a margine merita l'appunto di Dave a Jack sul "non mettere niente fuori posto" perché la capo infermiera "è un falco". Evidentemente i falchi sono soliti notare se qualcosa si sposta ma non se qualcosa (tipo le pillole o una tessera magnetica) sparisce del tutto.
La situazione in clinica è sempre più fuori controllo, l'orpheus sembra essere mutato ed essere diventato contagioso, il dottore continua allegramente a non preoccuparsi, i pazienti sono più pazzi del solito e Jack decide di rubare le chiavi a Charlie (non è vero, lo fa fare a Dave) e liberare finalmente sua sorella.
Il dottore però lo vede sui monitor e per fermarlo decide (idea geniale numero cinque) di causare un corto circuito che fa saltare la corrente nell'intero edificio.
Qui sono indeciso se la prossima sia l'idea geniale numero sei, in quanto la si vede dopo, o la "meno uno", dato che evidentemente chi l'ha avuta l'ha fatto molto prima dell'arrivo di Jack. Sia come sia, scopriamo che in assenza di corrente elettrica, nella clinica si chiudono tutte le porte normalmente usate dal personale, nonché le uscite, ma in cambio si aprono tutte le porte delle celle di isolamento dove sono tenuti i pazzi più pericolosi (che comunque, a onor del vero, non sembrano un granché peggio di quelli che invece girano liberi).
Jack, Dave e Lily si ritrovano ad affrontare un'orda di pazzi sanguinari, armati solo di un tubo di ferro e un taser (che si ostinano a chiamare teaser), e ovviamente hanno la meglio senza particolari problemi. L'unica vera minaccia viene da un uomo con cui Jack si era già scontrato, e di cui si libera conficcandogli un bisturi nel collo.
I tre riescono a entrare nell'ascensore, andare al piano di sopra e poi bloccare i comandi così che nessuno possa più usarlo per scendere (cosa poi gliene importi di impedire alla gente di scendere non è chiaro, ma è ancora meno chiaro come Jack blocchi i comandi semplicemente strappando via la pulsantiera, cosa che ha fatto anche al piano di sotto per mettere in funzione l'ascensore).
Tra un omicidio e l'altro, i nostri cercano l'uscita e diviene evidente che la clinica è stata costruita da un pazzo in grado di distorcere le dimensioni. Infatti, dato che le porte sono bloccate, è necessario uscire dalla cucina, dove ci sono delle scale che portano fuori (alla faccia della sicurezza), ma in realtà una volta in cucina il trio si ritrova nella stanza della capo infermiera (anche lei infettata) e assoda che per uscire deve raggiungere il tetto, il che implica salire fino al quarto piano attraversando l'area di isolamento che è nel sotterraneo (fila tutto, vero?), comunque non prima di essere passati nello studio del dottore a prendere la sua pistola (la cui utilità è terribilmente relativa, specie considerando che sono ormai armati di coltelli, "teaser" e ogni genere di corpo contundente).
Così, Jack & Co. tornano alle celle di isolamento dove devono uccidere di nuovo i pazzi che avevano già ucciso, incluso quello ammazzato da Jack col bisturi che non solo è vivo ma è ferito ovunque tranne che nel punto in cui tale bisturi gli era stato infilato...
Dopo un'altra serie di giri senza senso (inclusa un'arrampicata lungo lo scivolo della lavanderia - che non si sa perché finisca nell'area di isolamento e non in lavanderia - da cui riescono a uscire usando l'unico portello che si apre verso l'esterno e può dunque essere bloccato, laddove tutti gli altri si aprivano verso l'interno) e l'inevitabile scontro finale col dottore, che viene legato e lasciato in compagnia di uno dei pazzi, Jack e Lily riescono a uscire e vengono intercettati da un'auto della polizia. I due agenti (idea geniale "ho perso il conto") decidono quindi di andare a bussare alla porta della clinica per vedere se serve aiuto. Viene aperto loro dal dottore, che non si sa come è ancora vivo e si comporta come se niente fosse, dopodiché tutti i pazzi (stante che ormai dovrebbero essere morti praticamente tutti, ma tant'è...) escono, già che ormai la porta è aperta (sì, OK, il dottore l'ha aperta dall'interno senza problemi, per cui evidentemente potevano farlo pure loro, ma aspettavano che lo facesse lui) e scappano via in tempo perché arrivino i titoli di coda.
Geniale!
sabato 7 febbraio 2009
mercoledì 4 febbraio 2009
Incomunicabilità - parte seconda
L'epopea delle e-mail non finisce mai...
Oggi mi arriva un collega con la stampa di un'e-mail che ha ricevuto su web ma non direttamente sul PC.
Premessa: da qualche tempo ho attivato ad alcuni colleghi delle caselle su web che sono in effetti dei doppioni di quelle che vengono scaricate dal mailserver, e che loro usano quando sono in trasferta per poter controllare la posta a distanza (anche le altre sono controllabili via web ma, appunto, vengono scaricate dal mailserver, quindi le troverebbero vuote). Tali caselle sono attive solo quando servono, altrimenti si intaserebbero inutilmente, e hanno degli indirizzi di comodo per la gestione interna.
Fatto sta che la mail in questione era appunto stata mandata all'indirizzo di comodo, ragion per cui era arrivata direttamente alla casella web-only senza passare dal via (d'altra parte è pur vero che in genere gli indirizzi di comodo sono il cognome dell'utente seguito dal dominio, quelli ufficiali sono preceduti dall'iniziale del nome e da un punto, ammetto che l'errore sia possibile da parte del mittente, specie se gli si dice male l'indirizzo e se è uno dei nostri clienti...).
Lo faccio notare.
Risposta "E non dovrebbe arrivare anche sul PC visto che comunque il dominio è lo stesso?"
Ah, be', certo, infatti se io mando una mail indirizzata a primofessochecapita@<miodominio>.it, arriva sul tuo PC perché il dominio è giusto, non fa una grinza. Non vorrei essere nei panni di un utente di libero.it però.
"No, guarda, quello è proprio il tuo indirizzo su web, se la mandi lì arriva lì e basta. Neanche tutte le caselle catch-all del mondo me la intercettano solo sulla base del fatto che comunque il dominio è quello (e ci mancherebbe)."
Replica "Vabbe', ma il server non la dovrebbe scaricare lo stesso?"
Ecco, infatti. Io creo una casella che non viene scaricata dal server apposta perché avete bisogno di leggere le mail da dovunque siate, poi però la faccio comunque scaricare dal server casomai qualcuno mandi lì una mail per sbaglio. Ha senso. Non so in quale universo parallelo, ma ha senso.
"Però c'è sempre un problema!"
E su questo, sinceramente, non so come dargli torto. Anzi, no... ce n'è anche più d'uno considerato che lavoro con altre 53 persone oltre lui...
Oggi mi arriva un collega con la stampa di un'e-mail che ha ricevuto su web ma non direttamente sul PC.
Premessa: da qualche tempo ho attivato ad alcuni colleghi delle caselle su web che sono in effetti dei doppioni di quelle che vengono scaricate dal mailserver, e che loro usano quando sono in trasferta per poter controllare la posta a distanza (anche le altre sono controllabili via web ma, appunto, vengono scaricate dal mailserver, quindi le troverebbero vuote). Tali caselle sono attive solo quando servono, altrimenti si intaserebbero inutilmente, e hanno degli indirizzi di comodo per la gestione interna.
Fatto sta che la mail in questione era appunto stata mandata all'indirizzo di comodo, ragion per cui era arrivata direttamente alla casella web-only senza passare dal via (d'altra parte è pur vero che in genere gli indirizzi di comodo sono il cognome dell'utente seguito dal dominio, quelli ufficiali sono preceduti dall'iniziale del nome e da un punto, ammetto che l'errore sia possibile da parte del mittente, specie se gli si dice male l'indirizzo e se è uno dei nostri clienti...).
Lo faccio notare.
Risposta "E non dovrebbe arrivare anche sul PC visto che comunque il dominio è lo stesso?"
Ah, be', certo, infatti se io mando una mail indirizzata a primofessochecapita@<miodominio>.it, arriva sul tuo PC perché il dominio è giusto, non fa una grinza. Non vorrei essere nei panni di un utente di libero.it però.
"No, guarda, quello è proprio il tuo indirizzo su web, se la mandi lì arriva lì e basta. Neanche tutte le caselle catch-all del mondo me la intercettano solo sulla base del fatto che comunque il dominio è quello (e ci mancherebbe)."
Replica "Vabbe', ma il server non la dovrebbe scaricare lo stesso?"
Ecco, infatti. Io creo una casella che non viene scaricata dal server apposta perché avete bisogno di leggere le mail da dovunque siate, poi però la faccio comunque scaricare dal server casomai qualcuno mandi lì una mail per sbaglio. Ha senso. Non so in quale universo parallelo, ma ha senso.
"Però c'è sempre un problema!"
E su questo, sinceramente, non so come dargli torto. Anzi, no... ce n'è anche più d'uno considerato che lavoro con altre 53 persone oltre lui...
Merlin
Solitamente io sono piuttosto bene informato sui telefilm d'oltreoceano (o d'oltremanica), ma l'arrivo di Merlin su Italia Uno mi ha preso, all'epoca, alla sprovvista: non ne avevo mai sentito parlare.
Tutto sommato mi rendo conto che forse un motivo c'era...
Merlin essenzialmente si prende la briga, nell'intento, di seguire le avventure di un giovane Merlino che ancora deve prendere piena consapevolezza (e controllo) dei propri poteri e del proprio destino.
Nell'intento, dicevo.
Nella realtà, si tratta delle avventure di qualcuno che si chiama Merlino e la cui vita è costellata di luoghi e persone che in maniera alquanto incidentale hanno i nomi di altrettanti luoghi e persone del ciclo arturiano, ma che stanno a tale ciclo più o meno (anzi, meno) come le vicende di "Smallville" stanno a Superman.
Merlino arriva da giovane a Camelot (che in quel periodo non dovrebbe esistere però, essendo stata fondata da Artù dopo che è diventato re) dove la magia è proibita per ordine del re Uther Pendragon. Qui conosce Gaius, il medico di corte (che almeno è un personaggio creato apposta) e Artù, principe ereditario (che???), di cui diviene il servitore dopo una serie di eventi. A palazzo vivono anche Morgana - figlia adottiva di Uther e priva della benché minima parentela con Artù - e Gwen... ovvero Ginevra, figlia di un fabbro, mulatta(!) [Ed è ancora niente, c'è gente di colore tra le schiere dei cavalieri!!! Nell'era di Artù?!?] e serva personale di Morgana.
Ora... il telefilm in sé non è malvagio, le avventure vissute dai personaggi sono divertenti e discretamente appassionanti (salvo un dettaglio su cui torno dopo), le caratterizzazioni quasi sempre ben riuscite, gli attori piuttosto bravi anche se non li avevo mai visti prima (salvo Uther, che è il Giles di "Buffy")... insomma, l'avessero chiamato "Le strabilianti avventure di Peppino" e eliminato gli inutili riferimenti fuori luogo al ciclo arturiano, sarebbe stata una buona produzione, ma così com'è...
Merlino, in quanto tale, è ridicolo. È un giovanotto sprovveduto e pasticcione con un terrificante caso di orecchie a sventola, capace di fare più danni di quante cose risolva e dai poteri stranamente in involuzione (all'inizio della serie non sa niente di magia ma riesce a fare incantesimi semplicemente volendolo; da metà della prima puntata in poi, senza un libro di incantesimi e una formula non combina praticamente nulla).
Artù è un giovinastro presuntuoso, che migliorerà col tempo ma che di sicuro se mai dovesse davvero provare a estrarre la spada dalla roccia (ma non c'è rischio, non esiste) non ci riuscirebbe.
Morgana è piatta e inutile per la maggioranza del tempo, quando non lo è non si capisce esattamente cosa voglia e per quale ragione.
I personaggi non arturiani finiscono con l'essere i migliori: Gaius, mago pentito, Nimue, maga dal passato oscuro (e dalle idee poco chiare...) e causa dell'esilio della magia (ma non esattamente per colpa sua), il drago che cerca di pilotare le scelte di Merlino... e qui, in effetti, nasce un altro problemino indipendente dall'ambientazione forzata: il destino.
C'è uno stranissimo concetto del destino in tutta la serie. Più volte viene detto che una data persona è destinata a fare questo o quello, tuttavia pare che se tale persona non si sforzi (e tanto) corra il rischio di non riuscire a farlo.
Quindi se ne consegue che: o il destino non è scritto, si può cambiare (meglio ancora, a quanto pare si cambia da solo se non ci si impegna a evitarlo), e di conseguenza tutta la storia non sta in piedi perché è sul destino congiunto di Merlino e Artù che si basa gran parte delle vicende, oppure è scritto, e in tal caso non si capisce perché tutti si preoccupino del fatto che, ad esempio, Artù possa morire (se è destino che regni su Camelot non morirà, punto, inutile dannarsi).
La stranezza più grande è che tutto ciò viene da una produzione inglese, e ci si aspetterebbe che i britannici avessero un po' più di rispetto per i propri miti, che peraltro non hanno questo gran bisogno di essere romanzati, essendo piuttosto avventurosi già per conto loro.
Comunque, si può sempre tentare di dimenticarsi chi i personaggi dovrebbero essere, prenderli per quello che sono e guardarsi la serie ugualmente.
Tutto sommato mi rendo conto che forse un motivo c'era...
Merlin essenzialmente si prende la briga, nell'intento, di seguire le avventure di un giovane Merlino che ancora deve prendere piena consapevolezza (e controllo) dei propri poteri e del proprio destino.
Nell'intento, dicevo.
Nella realtà, si tratta delle avventure di qualcuno che si chiama Merlino e la cui vita è costellata di luoghi e persone che in maniera alquanto incidentale hanno i nomi di altrettanti luoghi e persone del ciclo arturiano, ma che stanno a tale ciclo più o meno (anzi, meno) come le vicende di "Smallville" stanno a Superman.
Merlino arriva da giovane a Camelot (che in quel periodo non dovrebbe esistere però, essendo stata fondata da Artù dopo che è diventato re) dove la magia è proibita per ordine del re Uther Pendragon. Qui conosce Gaius, il medico di corte (che almeno è un personaggio creato apposta) e Artù, principe ereditario (che???), di cui diviene il servitore dopo una serie di eventi. A palazzo vivono anche Morgana - figlia adottiva di Uther e priva della benché minima parentela con Artù - e Gwen... ovvero Ginevra, figlia di un fabbro, mulatta(!) [Ed è ancora niente, c'è gente di colore tra le schiere dei cavalieri!!! Nell'era di Artù?!?] e serva personale di Morgana.
Ora... il telefilm in sé non è malvagio, le avventure vissute dai personaggi sono divertenti e discretamente appassionanti (salvo un dettaglio su cui torno dopo), le caratterizzazioni quasi sempre ben riuscite, gli attori piuttosto bravi anche se non li avevo mai visti prima (salvo Uther, che è il Giles di "Buffy")... insomma, l'avessero chiamato "Le strabilianti avventure di Peppino" e eliminato gli inutili riferimenti fuori luogo al ciclo arturiano, sarebbe stata una buona produzione, ma così com'è...
Merlino, in quanto tale, è ridicolo. È un giovanotto sprovveduto e pasticcione con un terrificante caso di orecchie a sventola, capace di fare più danni di quante cose risolva e dai poteri stranamente in involuzione (all'inizio della serie non sa niente di magia ma riesce a fare incantesimi semplicemente volendolo; da metà della prima puntata in poi, senza un libro di incantesimi e una formula non combina praticamente nulla).
Artù è un giovinastro presuntuoso, che migliorerà col tempo ma che di sicuro se mai dovesse davvero provare a estrarre la spada dalla roccia (ma non c'è rischio, non esiste) non ci riuscirebbe.
Morgana è piatta e inutile per la maggioranza del tempo, quando non lo è non si capisce esattamente cosa voglia e per quale ragione.
I personaggi non arturiani finiscono con l'essere i migliori: Gaius, mago pentito, Nimue, maga dal passato oscuro (e dalle idee poco chiare...) e causa dell'esilio della magia (ma non esattamente per colpa sua), il drago che cerca di pilotare le scelte di Merlino... e qui, in effetti, nasce un altro problemino indipendente dall'ambientazione forzata: il destino.
C'è uno stranissimo concetto del destino in tutta la serie. Più volte viene detto che una data persona è destinata a fare questo o quello, tuttavia pare che se tale persona non si sforzi (e tanto) corra il rischio di non riuscire a farlo.
Quindi se ne consegue che: o il destino non è scritto, si può cambiare (meglio ancora, a quanto pare si cambia da solo se non ci si impegna a evitarlo), e di conseguenza tutta la storia non sta in piedi perché è sul destino congiunto di Merlino e Artù che si basa gran parte delle vicende, oppure è scritto, e in tal caso non si capisce perché tutti si preoccupino del fatto che, ad esempio, Artù possa morire (se è destino che regni su Camelot non morirà, punto, inutile dannarsi).
La stranezza più grande è che tutto ciò viene da una produzione inglese, e ci si aspetterebbe che i britannici avessero un po' più di rispetto per i propri miti, che peraltro non hanno questo gran bisogno di essere romanzati, essendo piuttosto avventurosi già per conto loro.
Comunque, si può sempre tentare di dimenticarsi chi i personaggi dovrebbero essere, prenderli per quello che sono e guardarsi la serie ugualmente.
martedì 3 febbraio 2009
ESPERIMENTO - 3 cose che...
Questo è un post a scopo sperimentale.
Dato che ci sono sempre in giro per la rete catene di vario genere, mi ponevo un quesito esistenziale: ma come nascono? Come e quanto si diffondono? Quanto possono diramarsi a partire dalla radice iniziale?
Con questa pseudo-catena tento di darmi la risposta, ovvero di vedere se, da un blog minimalista e relativamente poco seguito come questo, possa una semplice catena diffondersi a macchia d'olio.
Per questo, la catena avrà...
---
3 REGOLE
1) Copiare tutto il testo della catena, da "3 REGOLE" alla fine
2) Ovviamente, modificare le risposte secondo le proprie scelte
3) Inserire un commento nel blog da cui si è presa la catena, dicendo di averla fatta e dove la si è pubblicata (link please ^_^)
3 COSE CHE AMO
-- Leggere
-- Scrivere
-- Scambiare opinioni con gli amici
3 COSE CHE ODIO
-- L'ipocrisia
-- La gente che non sa quello che dice ma è comunque convinta di avere ragione, a dispetto dell'evidenza del contrario
-- I litigi inutili
3 COSE CHE DESIDERO
-- Più tempo, e più voglia di usarlo costruttivamente quando ce l'ho
-- La possibilità di parlare con qualcuno senza dover soppesare ogni parola
-- La sicurezza di non essere frainteso
3 COSE CHE TEMO
-- Le siringhe (o meglio gli aghi delle siringhe)
-- L'altezza (lieve forma di vertigini, in realtà)
-- L'acqua (intesa come quella in cui si nuota; per bere, cucinare e lavarsi va benissimo ^_^)
Dato che ci sono sempre in giro per la rete catene di vario genere, mi ponevo un quesito esistenziale: ma come nascono? Come e quanto si diffondono? Quanto possono diramarsi a partire dalla radice iniziale?
Con questa pseudo-catena tento di darmi la risposta, ovvero di vedere se, da un blog minimalista e relativamente poco seguito come questo, possa una semplice catena diffondersi a macchia d'olio.
Per questo, la catena avrà...
---
3 REGOLE
1) Copiare tutto il testo della catena, da "3 REGOLE" alla fine
2) Ovviamente, modificare le risposte secondo le proprie scelte
3) Inserire un commento nel blog da cui si è presa la catena, dicendo di averla fatta e dove la si è pubblicata (link please ^_^)
3 COSE CHE AMO
-- Leggere
-- Scrivere
-- Scambiare opinioni con gli amici
3 COSE CHE ODIO
-- L'ipocrisia
-- La gente che non sa quello che dice ma è comunque convinta di avere ragione, a dispetto dell'evidenza del contrario
-- I litigi inutili
3 COSE CHE DESIDERO
-- Più tempo, e più voglia di usarlo costruttivamente quando ce l'ho
-- La possibilità di parlare con qualcuno senza dover soppesare ogni parola
-- La sicurezza di non essere frainteso
3 COSE CHE TEMO
-- Le siringhe (o meglio gli aghi delle siringhe)
-- L'altezza (lieve forma di vertigini, in realtà)
-- L'acqua (intesa come quella in cui si nuota; per bere, cucinare e lavarsi va benissimo ^_^)
lunedì 2 febbraio 2009
25 cose su di me
Prelevo da Fed questa catena che in effetti nasce su FaceBook ^__^
Regole: dovete scrivere una nota con 25 cose a casaccio su di voi; fatti, abitudini, obiettivi raggiunti.
1) Non riesco mai a dormire abbastanza
2) Per me leggere è una necessità fisiologica
3) Mi piacerebbe infinitamente riuscire a scrivere tutte le storie che ho pensato nella mia vita, ma quando mi ci metto finisco sempre per scriverne altre che non avevo ancora pensato
4) non mi piace il contatto fisico, soprattutto con gli sconosciuti. (sì, è un copia/incolla dalla 4 di Fed, ma comunque è vero ^_^)
5) Ho sempre dietro un ombrello, ma non lo uso praticamente mai
6) Ho 48 di piede (e trovare le scarpe è sempre un'avventura)
7) Sono del tutto o in (gran) parte autodidatta nella maggioranza delle cose che so fare
8) Mi piacerebbe da matti saper disegnare, ma proprio non fa per me
9) Non so nuotare né andare in bici e sinceramente non me ne potrebbe interessare di meno
10) Ho una marea di collezioni incomplete e ben poco ordinate, che includono monete, francobolli, puffi
11) Adoro gli animali e tutte le loro peculiarità, fin da piccolo
12) La mia mente è un repositorio di informazioni inutili, che però riesco sempre a tirare fuori al momento opportuno per fare bella figura :P
13) Studio l'inglese da quando avevo 5 anni e sembra che questo sia strano, mah!
14) Per alcune cose sono un maniaco dell'ordine, per altre il caos personificato.
15) Adoro i computer e la tecnologia in generale, il che non sempre è un bene (cessa di esserlo quando un mucchio di persone cominciano a chiamare te per ogni problema senza peraltro saperti dire che problema hanno)
16) Fino a 18 anni fa pesavo uno sproposito, ma non saprete mai quanto
17) Sono perseguitato dal numero 29
18) Mi dà un fastidio tremendo la gente che pretende di saper fare cose che neanche sa dove stiano di casa, o si mette a fare (male) cose che non le competono, incasinandomi la vita e il lavoro.
19) Sono fondamentalmente un asociale, almeno finché non mi si conosce, ma bisogna impegnarsi per farlo
20) Ho un ottimo senso dell'osservazione e un'ottima capacità di passare inosservato (una combinazione pericolosa, lo ammetto)
21) Alle volte sono pedante, anche se mi sforzo di evitarlo.
22) Sono un maniaco delle cose inutili, nei miei cassetti e armadi c'è sempre qualche oggetto di natura imprecisata che altri avrebbero buttato via e io invece conservo pensando che un giorno mi servirà a qualcosa, anche se non so cosa.
23) Di solito arriva il giorno in cui le cose inutili che conservo mi servono a qualcosa. :P
24) Ho la mania del tempo e della sincronicità, nonché un senso del tempo abbastanza sviluppato (in genere la mattina riesco a dire che ore sono senza guardare l'orologio, e intendo ore e minuti)
25) Adoro alcune tematiche narrative (e non), ovvero gli specchi, i sogni e i viaggi nel tempo (riallacciandomi anche alla 24)
Regole: dovete scrivere una nota con 25 cose a casaccio su di voi; fatti, abitudini, obiettivi raggiunti.
1) Non riesco mai a dormire abbastanza
2) Per me leggere è una necessità fisiologica
3) Mi piacerebbe infinitamente riuscire a scrivere tutte le storie che ho pensato nella mia vita, ma quando mi ci metto finisco sempre per scriverne altre che non avevo ancora pensato
4) non mi piace il contatto fisico, soprattutto con gli sconosciuti. (sì, è un copia/incolla dalla 4 di Fed, ma comunque è vero ^_^)
5) Ho sempre dietro un ombrello, ma non lo uso praticamente mai
6) Ho 48 di piede (e trovare le scarpe è sempre un'avventura)
7) Sono del tutto o in (gran) parte autodidatta nella maggioranza delle cose che so fare
8) Mi piacerebbe da matti saper disegnare, ma proprio non fa per me
9) Non so nuotare né andare in bici e sinceramente non me ne potrebbe interessare di meno
10) Ho una marea di collezioni incomplete e ben poco ordinate, che includono monete, francobolli, puffi
11) Adoro gli animali e tutte le loro peculiarità, fin da piccolo
12) La mia mente è un repositorio di informazioni inutili, che però riesco sempre a tirare fuori al momento opportuno per fare bella figura :P
13) Studio l'inglese da quando avevo 5 anni e sembra che questo sia strano, mah!
14) Per alcune cose sono un maniaco dell'ordine, per altre il caos personificato.
15) Adoro i computer e la tecnologia in generale, il che non sempre è un bene (cessa di esserlo quando un mucchio di persone cominciano a chiamare te per ogni problema senza peraltro saperti dire che problema hanno)
16) Fino a 18 anni fa pesavo uno sproposito, ma non saprete mai quanto
17) Sono perseguitato dal numero 29
18) Mi dà un fastidio tremendo la gente che pretende di saper fare cose che neanche sa dove stiano di casa, o si mette a fare (male) cose che non le competono, incasinandomi la vita e il lavoro.
19) Sono fondamentalmente un asociale, almeno finché non mi si conosce, ma bisogna impegnarsi per farlo
20) Ho un ottimo senso dell'osservazione e un'ottima capacità di passare inosservato (una combinazione pericolosa, lo ammetto)
21) Alle volte sono pedante, anche se mi sforzo di evitarlo.
22) Sono un maniaco delle cose inutili, nei miei cassetti e armadi c'è sempre qualche oggetto di natura imprecisata che altri avrebbero buttato via e io invece conservo pensando che un giorno mi servirà a qualcosa, anche se non so cosa.
23) Di solito arriva il giorno in cui le cose inutili che conservo mi servono a qualcosa. :P
24) Ho la mania del tempo e della sincronicità, nonché un senso del tempo abbastanza sviluppato (in genere la mattina riesco a dire che ore sono senza guardare l'orologio, e intendo ore e minuti)
25) Adoro alcune tematiche narrative (e non), ovvero gli specchi, i sogni e i viaggi nel tempo (riallacciandomi anche alla 24)
domenica 1 febbraio 2009
Birth Rite - Dono di sangue
È decisamente periodo di film (come spesso succede quando dovrei fare delle cose ma proprio non riesco a mettermici e ripiego sulla "cinematografia"), così ho allietato il mio pomeriggio domenicale con un altro capolavoro horror, Birth Rite, al cui confronto il montaggio di Subspecies merita l'oscar.
Ma andiamo con ordine...
L'inizio del film lascia già poche speranze sulla prosecuzione. C'è una presunta congrega di streghe che non sta facendo assolutamente niente a una bambina, Rebecca, figlia dei due capi della congrega, quando due tizi, che non si capisce bene chi siano e che vogliano, entrano ad armi spianate per impedirgli di continuare a fare quello che non stanno facendo.
L'unico tizio vestito di nero dell'intera congrega sbuca da sotto il tavolo (e no, non so che ci facesse sotto il tavolo) e scappa, scatenando un accidentale conflitto a fuoco (molto unilaterale, visto che le streghe sono disarmate) in cui l'intera congrega viene sterminata. Solo la bambina si salva.
Il tipo in nero tenta di portarla via, ma uno dei due armati la prende, perciò lui schiocca le dita e scompare(!). Il tipo decide di adottare la bambina visto che le ha ucciso i genitori (carino da parte sua).
Dopo questa edificante (e non so quanto plausibile) premessa, parte una sigla digitale con fiamme e simboli satanici, incluso il famosissimo simbolo magico solitamente adoperato per evocare l'Enterprise del Capitano Kirk (che potete vedere qui accanto)...
La narrazione riprende dodici anni dopo, il giorno del diciottesimo compleanno di Rebecca, che riceve in regalo un ciondolo da Erin, la sua sorellastra. A scuola, Rebecca vede il tipo in nero e le sembra di riconoscerlo. Lui prima sta a mezz'aria, poi appare e scompare nella sua classe, ma la sua principale preoccupazione è ricordarsi perché lo conosce, il resto è ordinaria amministrazione.
In effetti, però, nel mondo in cui vive Rebecca evidentemente i fenomeni paranormali non sono niente di che. Ne abbiamo la dimostrazione poco dopo quando lei va a trovare il consulente scolastico, che le porta due dolci con tanto di candelina per festeggiare. Lei soffia, il consulente prende uno dei dolci e lo mette sulla scrivania, nel piatto ne resta uno ma... attenzione! Ogni volta che il piatto verrà inquadrato da quel momento in poi conterrà sempre DUE dolci, fermo restando che il dolce spostato sulla scrivania è ancora sulla scrivania e non è tornato nel piatto. Che sarà mai un uomo che scompare al confronto dei dolci che si rigenerano?
Così come è evidentemente irrilevante il fatto che poco dopo Rebecca riveda il tipo (che scopriamo chiamarsi Roman) circondato dai suoi compagni di classe (di Rebecca, non di Roman) impiccati. La cosa non la tange, infatti lei è più interessata a sapere che Roman conosceva i suoi genitori e che abbia un regalo da darle. Solo per la cronaca, gli impiccati scompaiono poco dopo e non è morto nessuno, che giocherelloni questi sceneggiatori!
Per farla breve, Roman porta Rebecca a vedere il passato e il rito che si stava compiendo quando i suoi genitori sono stati uccisi (che, spiega, era per renderla ufficialmente parte della congrega), ma, per inspiegabili ragioni, si ferma poco prima che si possa vedere chi li ha uccisi. Poi le spiega che lei è la "Gran Dama", figlia di due stregoni puri, e che per questo sarà potentissima, e le dà un ciondolo che dovrebbe concentrare i suoi poteri.
In effetti, subito dopo Rebecca riesce a far dondolare altalene e girare palloni con la forza della mente (perché poi nei film stregoneria = telecinesi non lo capirò MAI).
Roman la avvisa anche che deve rimanere pura finché il suo addestramento (che per inciso non inizierà mai) sarà completo.
Quella stessa notte, però, Roman si materializza nella sua stanza mentre lei dorme, e si scopre che il suo vero scopo è sacrificarla mentre è ancora vergine (chi poi gli abbia detto che lo è resta un mistero) a tale Astorath, venendo fortuitamente interrotto da Erin.
Sarebbe anche uno sviluppo interessante, se non fosse che dopo questa singola occasione non se ne parlerà più per tutto il film.
È abbastanza evidente che il talismano dà un po' alla testa a Rebecca, perché lei prima costringe un suo compagno di classe a tagliare la gola a un'altra (perché la stavano deridendo, e passi), poi tenta di stuprare e infine uccide il consulente scolastico (per nessuna ragione al mondo). Infine, tornata a casa, trova suo fratello Alex (fratellastro, chiaramente) e usa i suoi poteri per convincerlo a fare l'amore con lei (cosa che quindi poteva fare anche col consulente scolastico... mah!)
Qui scopriamo che per fare sesso nel mondo di Rebecca ci si deve vestire. Infatti Rebecca trova Alex nudo, i due fanno sesso, ma quando sentono rientrare i genitori lui salta fuori dal letto e ha i boxer.
Sconvolta (non si sa da cosa, forse dai boxer?) Rebecca va a cercare Roman che le dice che ora non è più pura (ma va'?) e che per tornare tale deve uccidere Alex, altrimenti non riavrà i suoi poteri.
Non che la cosa sembri essere un gran danno, visto che non li ha persi neanche un pochino.
Lei cerca un escamotage, tipo tornare indietro nel tempo, ma Roman prima le dice che non si può cambiare il passato, poi dice che si può ma la cosa le toglierebbe i poteri, infine afferma che farlo la ucciderebbe. La coerenza prima di tutto.
In concreto, poco dopo Rebecca dimostra di avere poteri più forti che mai quando uccide una ragazza la cui amica rideva di lei (sì, esatto, l'amica rideva di lei e Rebecca uccide l'altra) facendola risucchiare dalla tazza del cesso, pardon my French. Questo comunque non prima di farci scoprire un'altra peculiarità de "Il magico mondo di Rebecca", dove le donne fanno pipì sedute, sì, ma senza abbassarsi i pantaloni.
Tornata da Roman (no, non sono io che non do una sequenza logica degli eventi, sono proprio messi assieme così nel film) Rebecca si lamenta del fatto di ammazzare la gente (come se qualcuno l'avesse costretta, poi) e dice di non voler essere la Gran Dama, con Roman che le spiega che non è possibile (cosa che si ripeterà più e più volte).
Poi Roman se ne esce con un'ennesima nuova versione: il rituale era in realtà il loro fidanzamento e loro due sono destinati a sposarsi e governare insieme (governare cosa resta ignoto). Di conseguenza, se la porta a letto.
Durante l'amplesso tira fuori un mortaio che contiene lo "stucco sacro" (sic!) del quale vi risparmio gli ingredienti, affermando che serve a sugellare la loro unione, e poi lasciando perdere l'argomento.
Infine convince Rebecca a uccidere Alex e le spiega il rituale (simpaticamente stampato su fogli A4) che dovrà usare. Stampato, devo dire, molto largo, perché le dà due o tre fogli ma si scopre poi che si tratta di tre frasi.
Mentre io sono lì a domandarmi cosa sarebbe successo se Rebecca avesse ucciso subito Alex prima che lui si ricordasse di dirle che c'era un rituale, lei torna a casa, addormenta i genitori (e qui ha ormai capito che il suo padre adottivo ha ucciso i suoi veri genitori ma non gliene frega niente, dopotutto non ha un'amica che abbia riso di lei), si sbarazza del ciondolo regalatole da Erin e uccide Alex dopo avergli legato i polsi con una frusta con la scusa di fare sesso.
Questo ci fa capire tante cose...
1 - Rebecca è deficiente (può immobilizzare le persone con la forza del pensiero, ma ha bisogno di legare Alex per tenerlo fermo)
2 - Rebecca non ha chiaro il ruolo della frusta nei giochini sadomaso
3 - Alex è più idiota di Rebecca, perché pur avendo solo i polsi legati (e non dietro la schiena o alla testiera del letto ma semplicemente tra loro), non riesce a togliersi di sopra sua sorella o fermarla mentre fa finta di pugnalarlo (non che l'idea sia che sta facendo finta, ma se una sfiora la pelle di un tizio con la punta di un coltello disegnando ghirigori, a me non sembra esattamente che lo stia pugnalando, a voi non so...)
Erin arriva, ma troppo tardi. Rebecca la sbatte telecineticamente contro il muro e se ne va da Roman, per celebrare il loro matrimonio. Qui i due si segnano reciprocamente la fronte con lo stucco sacro (salvo che Rebecca non lo prende, e infatti quando passa il dito sulla fronte di Roman non lascia traccia). Lo stucco, oltre che sacro, è anche magico, visto che appare, scompare e/o cambia aspetto a ogni nuova inquadratura.
Intanto Erin si è ripresa. Arriva, spegne una candela (sì, sul serio) e poi cerca di aggredire i due con un candelabro di cui anche un moscerino riderebbe, ma Rebecca se ne accorge e usa i suoi grandi poteri per... uh... farla uscire a marcia indietro dalla stanza. Così Erin scopre di essere un vampiro, mette su un allevamento di puffi bulldog e tutti vivono felici e con... ah, no, in effetti no, ma l'avrei preferito.
Qualche scemenza più tardi, Rebecca va a farsi la doccia e si toglie il talismano. Erin entra e lo prende, ustionandosi al solo contatto e ritrovandosi costretta a tenerlo per la catena. Ovviamente non sa che l'ustione è un potere monouso, infatti dopo continuerà a maneggiarlo senza alcun problema.
Le sorelle si confrontano, Erin ricorda a Rebecca di volerle bene e le mostra il ciondolo che le aveva regalato. Rebecca sembra convincersi e Roman tenta di ucciderla.
A quel punto Erin interviene.
Senza assolutamente nessuna ragione, butta il talismano da un muretto nel campo da tennis sottostante e poi corre a riprenderlo(!).
Qui segue una delle scene più insensate dell'intero film: Roman corre dietro a Erin e i due iniziano ad affrontarsi a colpi di capriole e arti marziali.
Sì, Roman è uno stregone e può teletrasportarsi quando e come gli pare, ma insegue Erin a piedi e cerca di fermarla a calci e pugni!
Vabbe'...
Roman viene malmenato, poi si riprende, uccide Erin ma nel farlo perde il talismano che finisce nelle mani di Rebecca. Questa decide di usarne il pieno potere per riportare indietro il tempo e annullare tutto ciò che ha fatto, poi stramazza a terra morta.
Sì, esatto, ha riportato indietro il tempo, annullato tutte le azioni sue e di Roman, ma l'esito degli eventi non è cambiato di una virgola e lei è comunque lì in cortile con Erin (viva) e Roman.
Roman va via con il talismano. Erin si avvicina a Rebecca e le toglie dal collo il ciondolo che le aveva regalato (e che lei non aveva al collo, visto che l'aveva buttato via e Erin stessa l'aveva recuperato senza restituirglielo), Rebecca si alza (l'idea è probabilmente che scompaia, in realtà si alza e dopo non c'è più) poi arriva Alex e si scopre che non ha idea di chi sia Rebecca, e Erin è l'unica a ricordarlo.
Ah, non proprio, la ricorda anche Roman, che sta in piedi sopra il tetto, fa una battuta stupida e afferma che dovrà trovare un'altra occasione, o qualcosa del genere, lasciando la strada aperta per un sequel che non vedo l'ora di... uh... che stavo dicendo?
Ma andiamo con ordine...
L'inizio del film lascia già poche speranze sulla prosecuzione. C'è una presunta congrega di streghe che non sta facendo assolutamente niente a una bambina, Rebecca, figlia dei due capi della congrega, quando due tizi, che non si capisce bene chi siano e che vogliano, entrano ad armi spianate per impedirgli di continuare a fare quello che non stanno facendo.
L'unico tizio vestito di nero dell'intera congrega sbuca da sotto il tavolo (e no, non so che ci facesse sotto il tavolo) e scappa, scatenando un accidentale conflitto a fuoco (molto unilaterale, visto che le streghe sono disarmate) in cui l'intera congrega viene sterminata. Solo la bambina si salva.
Il tipo in nero tenta di portarla via, ma uno dei due armati la prende, perciò lui schiocca le dita e scompare(!). Il tipo decide di adottare la bambina visto che le ha ucciso i genitori (carino da parte sua).

Dopo questa edificante (e non so quanto plausibile) premessa, parte una sigla digitale con fiamme e simboli satanici, incluso il famosissimo simbolo magico solitamente adoperato per evocare l'Enterprise del Capitano Kirk (che potete vedere qui accanto)...
La narrazione riprende dodici anni dopo, il giorno del diciottesimo compleanno di Rebecca, che riceve in regalo un ciondolo da Erin, la sua sorellastra. A scuola, Rebecca vede il tipo in nero e le sembra di riconoscerlo. Lui prima sta a mezz'aria, poi appare e scompare nella sua classe, ma la sua principale preoccupazione è ricordarsi perché lo conosce, il resto è ordinaria amministrazione.
In effetti, però, nel mondo in cui vive Rebecca evidentemente i fenomeni paranormali non sono niente di che. Ne abbiamo la dimostrazione poco dopo quando lei va a trovare il consulente scolastico, che le porta due dolci con tanto di candelina per festeggiare. Lei soffia, il consulente prende uno dei dolci e lo mette sulla scrivania, nel piatto ne resta uno ma... attenzione! Ogni volta che il piatto verrà inquadrato da quel momento in poi conterrà sempre DUE dolci, fermo restando che il dolce spostato sulla scrivania è ancora sulla scrivania e non è tornato nel piatto. Che sarà mai un uomo che scompare al confronto dei dolci che si rigenerano?
Così come è evidentemente irrilevante il fatto che poco dopo Rebecca riveda il tipo (che scopriamo chiamarsi Roman) circondato dai suoi compagni di classe (di Rebecca, non di Roman) impiccati. La cosa non la tange, infatti lei è più interessata a sapere che Roman conosceva i suoi genitori e che abbia un regalo da darle. Solo per la cronaca, gli impiccati scompaiono poco dopo e non è morto nessuno, che giocherelloni questi sceneggiatori!
Per farla breve, Roman porta Rebecca a vedere il passato e il rito che si stava compiendo quando i suoi genitori sono stati uccisi (che, spiega, era per renderla ufficialmente parte della congrega), ma, per inspiegabili ragioni, si ferma poco prima che si possa vedere chi li ha uccisi. Poi le spiega che lei è la "Gran Dama", figlia di due stregoni puri, e che per questo sarà potentissima, e le dà un ciondolo che dovrebbe concentrare i suoi poteri.
In effetti, subito dopo Rebecca riesce a far dondolare altalene e girare palloni con la forza della mente (perché poi nei film stregoneria = telecinesi non lo capirò MAI).
Roman la avvisa anche che deve rimanere pura finché il suo addestramento (che per inciso non inizierà mai) sarà completo.
Quella stessa notte, però, Roman si materializza nella sua stanza mentre lei dorme, e si scopre che il suo vero scopo è sacrificarla mentre è ancora vergine (chi poi gli abbia detto che lo è resta un mistero) a tale Astorath, venendo fortuitamente interrotto da Erin.
Sarebbe anche uno sviluppo interessante, se non fosse che dopo questa singola occasione non se ne parlerà più per tutto il film.
È abbastanza evidente che il talismano dà un po' alla testa a Rebecca, perché lei prima costringe un suo compagno di classe a tagliare la gola a un'altra (perché la stavano deridendo, e passi), poi tenta di stuprare e infine uccide il consulente scolastico (per nessuna ragione al mondo). Infine, tornata a casa, trova suo fratello Alex (fratellastro, chiaramente) e usa i suoi poteri per convincerlo a fare l'amore con lei (cosa che quindi poteva fare anche col consulente scolastico... mah!)
Qui scopriamo che per fare sesso nel mondo di Rebecca ci si deve vestire. Infatti Rebecca trova Alex nudo, i due fanno sesso, ma quando sentono rientrare i genitori lui salta fuori dal letto e ha i boxer.
Sconvolta (non si sa da cosa, forse dai boxer?) Rebecca va a cercare Roman che le dice che ora non è più pura (ma va'?) e che per tornare tale deve uccidere Alex, altrimenti non riavrà i suoi poteri.
Non che la cosa sembri essere un gran danno, visto che non li ha persi neanche un pochino.
Lei cerca un escamotage, tipo tornare indietro nel tempo, ma Roman prima le dice che non si può cambiare il passato, poi dice che si può ma la cosa le toglierebbe i poteri, infine afferma che farlo la ucciderebbe. La coerenza prima di tutto.
In concreto, poco dopo Rebecca dimostra di avere poteri più forti che mai quando uccide una ragazza la cui amica rideva di lei (sì, esatto, l'amica rideva di lei e Rebecca uccide l'altra) facendola risucchiare dalla tazza del cesso, pardon my French. Questo comunque non prima di farci scoprire un'altra peculiarità de "Il magico mondo di Rebecca", dove le donne fanno pipì sedute, sì, ma senza abbassarsi i pantaloni.
Tornata da Roman (no, non sono io che non do una sequenza logica degli eventi, sono proprio messi assieme così nel film) Rebecca si lamenta del fatto di ammazzare la gente (come se qualcuno l'avesse costretta, poi) e dice di non voler essere la Gran Dama, con Roman che le spiega che non è possibile (cosa che si ripeterà più e più volte).
Poi Roman se ne esce con un'ennesima nuova versione: il rituale era in realtà il loro fidanzamento e loro due sono destinati a sposarsi e governare insieme (governare cosa resta ignoto). Di conseguenza, se la porta a letto.
Durante l'amplesso tira fuori un mortaio che contiene lo "stucco sacro" (sic!) del quale vi risparmio gli ingredienti, affermando che serve a sugellare la loro unione, e poi lasciando perdere l'argomento.
Infine convince Rebecca a uccidere Alex e le spiega il rituale (simpaticamente stampato su fogli A4) che dovrà usare. Stampato, devo dire, molto largo, perché le dà due o tre fogli ma si scopre poi che si tratta di tre frasi.
Mentre io sono lì a domandarmi cosa sarebbe successo se Rebecca avesse ucciso subito Alex prima che lui si ricordasse di dirle che c'era un rituale, lei torna a casa, addormenta i genitori (e qui ha ormai capito che il suo padre adottivo ha ucciso i suoi veri genitori ma non gliene frega niente, dopotutto non ha un'amica che abbia riso di lei), si sbarazza del ciondolo regalatole da Erin e uccide Alex dopo avergli legato i polsi con una frusta con la scusa di fare sesso.
Questo ci fa capire tante cose...
1 - Rebecca è deficiente (può immobilizzare le persone con la forza del pensiero, ma ha bisogno di legare Alex per tenerlo fermo)
2 - Rebecca non ha chiaro il ruolo della frusta nei giochini sadomaso
3 - Alex è più idiota di Rebecca, perché pur avendo solo i polsi legati (e non dietro la schiena o alla testiera del letto ma semplicemente tra loro), non riesce a togliersi di sopra sua sorella o fermarla mentre fa finta di pugnalarlo (non che l'idea sia che sta facendo finta, ma se una sfiora la pelle di un tizio con la punta di un coltello disegnando ghirigori, a me non sembra esattamente che lo stia pugnalando, a voi non so...)
Erin arriva, ma troppo tardi. Rebecca la sbatte telecineticamente contro il muro e se ne va da Roman, per celebrare il loro matrimonio. Qui i due si segnano reciprocamente la fronte con lo stucco sacro (salvo che Rebecca non lo prende, e infatti quando passa il dito sulla fronte di Roman non lascia traccia). Lo stucco, oltre che sacro, è anche magico, visto che appare, scompare e/o cambia aspetto a ogni nuova inquadratura.
Intanto Erin si è ripresa. Arriva, spegne una candela (sì, sul serio) e poi cerca di aggredire i due con un candelabro di cui anche un moscerino riderebbe, ma Rebecca se ne accorge e usa i suoi grandi poteri per... uh... farla uscire a marcia indietro dalla stanza. Così Erin scopre di essere un vampiro, mette su un allevamento di puffi bulldog e tutti vivono felici e con... ah, no, in effetti no, ma l'avrei preferito.
Qualche scemenza più tardi, Rebecca va a farsi la doccia e si toglie il talismano. Erin entra e lo prende, ustionandosi al solo contatto e ritrovandosi costretta a tenerlo per la catena. Ovviamente non sa che l'ustione è un potere monouso, infatti dopo continuerà a maneggiarlo senza alcun problema.
Le sorelle si confrontano, Erin ricorda a Rebecca di volerle bene e le mostra il ciondolo che le aveva regalato. Rebecca sembra convincersi e Roman tenta di ucciderla.
A quel punto Erin interviene.
Senza assolutamente nessuna ragione, butta il talismano da un muretto nel campo da tennis sottostante e poi corre a riprenderlo(!).
Qui segue una delle scene più insensate dell'intero film: Roman corre dietro a Erin e i due iniziano ad affrontarsi a colpi di capriole e arti marziali.
Sì, Roman è uno stregone e può teletrasportarsi quando e come gli pare, ma insegue Erin a piedi e cerca di fermarla a calci e pugni!
Vabbe'...
Roman viene malmenato, poi si riprende, uccide Erin ma nel farlo perde il talismano che finisce nelle mani di Rebecca. Questa decide di usarne il pieno potere per riportare indietro il tempo e annullare tutto ciò che ha fatto, poi stramazza a terra morta.
Sì, esatto, ha riportato indietro il tempo, annullato tutte le azioni sue e di Roman, ma l'esito degli eventi non è cambiato di una virgola e lei è comunque lì in cortile con Erin (viva) e Roman.
Roman va via con il talismano. Erin si avvicina a Rebecca e le toglie dal collo il ciondolo che le aveva regalato (e che lei non aveva al collo, visto che l'aveva buttato via e Erin stessa l'aveva recuperato senza restituirglielo), Rebecca si alza (l'idea è probabilmente che scompaia, in realtà si alza e dopo non c'è più) poi arriva Alex e si scopre che non ha idea di chi sia Rebecca, e Erin è l'unica a ricordarlo.
Ah, non proprio, la ricorda anche Roman, che sta in piedi sopra il tetto, fa una battuta stupida e afferma che dovrà trovare un'altra occasione, o qualcosa del genere, lasciando la strada aperta per un sequel che non vedo l'ora di... uh... che stavo dicendo?
Mirrormask

Per pura legge di compensazione, ogni tanto un film carino bisogna pur vederlo.
Approfittando di un buco televisivo prima della nuova puntata di Journeyman (puntata che doveva essere solo una e invece ne sono state trasmesse due, costringendomi a una registrazione fuori programma, ma è un altro discorso...), mi sono guardato un film tratto da uno scritto di Neil Gaiman: Mirrormask.
Si tratta di una vicenda surreale sospesa tra realtà e sogno, che a tratti ricorda Labyrinth e a tratti Alice nel Paese delle Meraviglie, con scenografie tanto improbabili quanto affascinanti.
È la storia di una giovane circense, Helena (con l'H rigorosamente aspirata), insoddisfatta della sua vita e amante del disegno.
Quando sua madre deve essere ricoverata per un tumore al cervello, la vita di Helena rischia il crollo. Lei è ospite di sua zia, mentre il circo di suo padre sembra sull'orlo del fallimento, e sua madre sta per essere sottoposta al delicato intervento che la sua condizione richiede.
Una notte, Helena si sveglia da un sogno e, apparentemente, precipita in un altro, incontrando un giocoliere, Valentine, che ha perennemente una maschera sul viso, e con cui è costretta a darsi alla fuga per evitare di esere catturata da delle letali "ombre".
Finisce così in un mondo assurdo, ma al tempo stesso estremamente simile ai suoi disegni. Un luogo diviso in due città, una di luce e una di tenebre, che sta però collassando poiché alla regina bianca è stato rubato "il talismano" e ora lei non riesce più a svegliarsi per mantenere l'equilibrio.
Sventuratamente, nessuno sa cosa sia, come sia fatto o dove si trovi questo famigerato talismano.
Helena decide di cercarlo, per quanto impossibile possa apparire il compito, e assieme a Valentine si inoltra in questo mondo fantastico, dove i libri volano come farfalle, i pesci svolazzano per le strade e alcune finestre, alcune ma non tutte, le permettono di guardare nella sua stanza del mondo reale, dove apparentemente un'altra sé stessa sta facendo tutte le cose che lei non farebbe mai.
Con l'aiuto del simpaticissimo "Libro veramente utile", la... uhm... collaborazione di Valentine e l'ostacolo rappresentato dalle ombre e dalla Regina Nera, Helena dovrà quindi riuscire a recuperare la Mirrormask, il famigerato talismano, per tornare nel suo mondo e ripristinare l'equilibrio, prima che la ragazza che ha preso il suo posto trovi il modo di impedirglielo per sempre.
L'intero film, perfino le parti più "realistiche", ha un'atmosfera fiabesca e onirica, che raggiunge ovviamente il culmine durante gli eventi che si svolgono nell'altro mondo (la maggior parte della pellicola, in effetti), popolato dalle creature più strane e governato da strane leggi fisiche. Il finale, come spesso accade in questo genere di pellicole, lascia in dubbio sul fatto che gli eventi si siano effettivamente svolti o siano semplicemente stati un sogno della protagonista. Tuttavia si tratta di un dettaglio che diviene irrilevante di fronte alla storia in sé, nonché all'happy ending che non lascia l'amaro in bocca come spesso accade.
Si potrebbe fare un trattato a parte su tutte le metafore contenute o accennate nella trama, ma al momento mi accontento di dire che il film mi è piaciuto. ^_^
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