venerdì 30 maggio 2014

STICCON 2014 - Giorno 2

La risposta è nì. Domirò, ma poco e male, risvegliandomi di continuo e riuscendo a inanellare una serie di sogni assurdi. L'unico che ricordo al risveglio riguarda me che rispondo a un cornetto all'albicocca che squilla per ritrovarmi dall'altra parte una signora che ha sbagliato numero e cerca aiuto per un problema di DNS.
Alle 7 è ormai chiaro che la mia nottata è finita. Accendo la TV e vago tra i canali senza trovare nulla che valga la pena guardare. Dopo qualche tempo mi lavo, indosso la polo della Nautilus (no, non solo quella) e scendo a fare colazione, scoprendo che la servono all'hotel Piccadilly, proprio accanto al mio.
Nel consueto assortimento del buffet trovo una torta davvero niente male che si beve quasi tutto il mio cappuccino, il che è un bene perché ho dimenticato di zuccherarlo e in effetti solo la torta lo rende tollerabile.
Il problema verrà comunque risolto dall'inevitabile seconda colazione al bar della convention, dove approderò poco dopo una rilassante passeggiata per le ariose vie di Bellaria.
La mattinata trascorre rapida e tranquilla, e la passo quasi tutta in Sala Giochi, anche se non ho niente di particolare da fare, chiacchierando con vecchie e nuove conoscenze e scoprendo che Neverwinter è parecchio cambiato dall'ultima volta che ci sono entrato, ma non saprei dire se in meglio o in peggio. Ho anche modo di "arbitrare" una conversazione a proposito del nome di un personaggio di Song of Ice and Fire, più che altro perché nel marsupio ho il palmare con dentro l'intero ciclo, e ci metto un attimo a verificare come si chiami effettivamente il tizio in questione.
In realtà io sto fondamentalmente aspettando l'ora di pranzo, perché a breve dovrebbe arrivare Pierpaolo, che quest'anno ha infine deciso di venire alla STICCON, e siamo rimasti d'accordo che ci vedremo fuori e andremo a mangiare qualcosa.
Mi trattengo in convention giusto il tempo di aspettare che torni Angelo per avvisarlo che Federica è già su in sala ristorante a preparare il tavolo per il pranzo di comitato e, soprattutto, a tenere d'occhio la sala visto che la chiave per chiuderla ce l'ha lui. Fatto questo, mi avvio con calma all'hotel, fermandomi lungo la strada a prendere un gelato, visto che tanto non pranzerò ancora per un po'. Mi allungo anche a guardare gli orari dei locali, perché Marcello mi ha allertato dicendomi che alcuni chiudono alle 14, e che potremmo doverci accontentare di un bar (che non sarebbe comunque un gran dramma). Scopro con disappunto che lo Sporting, il mio obiettivo principale, è chiuso. Non per via dell'orario, è proprio chiuso e non aprirà prima di venerdì sera.
Arrivato all'hotel, trovo in reception Matteo e Camilla... e basta. Sono appena arrivati e dovrebbero registrarsi, peccato che non ci sia anima viva. Tengo loro compagnia per un po', finché Matteo non si decide a tentare il tutto per tutto e telefonare all'albergo (il che suona un po' curioso, standoci dentro e di fronte al telefono in questione), e io mi decido a prendere la mia chiave e tornare su in camera a rinfrescarmi un po' e sbirciare la TV (che, chiaramente, non trasmette nulla di interessante) in attesa di notizie.
Si scopre poi che Pierpaolo aveva fatto un po' confusione di orari e arriverà prima del previsto. Quando penso sia ormai ora, gli mando un messaggio dicendogli di avvisarmi quando sta per raggiungere l'albergo, in modo che io possa scendere ad incontrarlo (anche perché la chiave ce l'ho io, e visti i trascorsi non so quanto aspettarmi che in reception possa esserci qualcuno...). Poco dopo, il messaggio arriva e scendo, cercandolo ovunque tranne che nella direzione giusta... ^__^;
Per fortuna di direzioni non ce ne sono poi tante. Un saluto veloce a Marcello e andiamo su, dove illustro a Pierpaolo la situazione mentre si sistema in stanza.
Optiamo per andare a mangiare qualcosa al Texas, che è ancora aperto. Tortellini pasticciati (e ustionanti) per me, caprese per lui. Non male, ma devo dire che allo Sporting li fanno meglio.
Non passa molto tempo che siamo diretti al centro congressi per riprendere la convention.
L'evento della serata è la Cena con Delitto, e Pierpaolo vuole partecipare, perciò, una volta arrivato in reception e preso il badge (che viene reperito in un lampo, altro che il mio...!) acquista anche la cena a parte, avendo solo l'ingresso base per la giornata. Questa cosa dell'ingresso base sarà poi parte di un notevole pasticcio che si risolverà solo il giorno dopo, dato che tecnicamente non include il pranzo del sabato (ma entrambi eravamo convinti del contrario), ma tutta la differenza tra ingresso base+albergo+cena e pacchetto completo (che effettivamente include il pranzo del sabato) è di due miseri euro...
Comunque sia, per prima cosa facciamo tappa in sala giochi, così da avvisare che sono al centro e presentare Pierpaolo alla banda, intanto arricchitasi di Matteo e Camilla (anche se lei quest'anno si è spostata al Baby Club).
Ne approfitto anche per iscrivere Pierpaolo alla cena con delitto ed entrambi alla Kobayashy Maru, che lui vuole provare e io non ho mai fatto in vita mia... quest'anno però c'è il limite orario e, nonostante una concessione extra, dovremo lasciare il centro entro le 3 di notte, il che la rende accettabile. La realtà è che non avrebbe fatto molta differenza finire alle sette di mattina, ma questo non posso ancora saperlo. Faccio anche un excursus dei giochi di comitato disponibili, a parte quelli del pranzo di domenica perché lui ripartirà prima.
Concluse le iscrizioni, faccio da chaperon per un giro della convention, mostrando a mio cugino i vari ambienti e spiegandogli un po' come funziona il tutto.
A metà pomeriggio, in sala giochi c'è l'Anno Domini Fantasy a squadre: Harry Potter e il Signore degli Anelli, e decidiamo di partecipare. Inizialmente formiamo tre squadre da due persone (io e Pierpaolo, Federica e Sara, Matteo e Davide, nuovo frequentatore della STICCON), ma Matteo dovrà andar via prima della fine della partita per una conferenza a cui non può mancare, così decidiamo di adattarci a due squadre da tre: io vado in quella di Matteo, Pierpaolo nell'altra. Il gioco va avanti a ritmo serrato, ma alla fine la situazione è chiara e, nonostante la mia squadra resti con un uomo in meno, vinciamo senza mezze misure.
Poco prima di cena ricevo le informazioni (dettagliate, quest'anno) sulla cena con delitto, e inauguro Alienàti in una partita a quattro, anche se il finale è un po' affrettato visto che è deciamente ora di chiudere per la pausa.
Il principale delitto dell'omonima cena, è che quest'anno mangiare è davvero un'impresa. Il primo (curiosi fusilli alla carbonara), in effetti, riusciamo a finirlo prima che inizino gli interrogatori (io molto prima, visto che per un po' io e Camilla veniamo totalmente ignorati e ce ne restiamo in pace al tavolo mentre gli altri sospettati girano per la sala). Il secondo (pollo arrosto), però, è un'altra storia, visto che il nostro tavolo non viene proprio preso in considerazione. Io riesco alla fine a intercettarne una porzione a un altro tavolo, ma riesco a mangiarne solo metà: quando torno a posto dopo un interrogatorio scopro che la restante se la sono portata via. Fortuna che il buffet era ben fornito, anche di carne rimasta dal pranzo, e quindi non posso dire di essere rimasto a digiuno. Sul dolce, peraltro, nessun problema.
Quest'anno lo scenario è meno complesso di quello dell'anno scorso, e in effetti alla fine della serata solo uno dei sette tavoli sbaglia del tutto la soluzione, mentre tutti gli altri inchiodano l'assassina (Federica) e capiscono il movente (la gelosia), anche se solo un tavolo mette giù la soluzione quasi in ogni minimo dettaglio, e per questo si aggiudica il primo posto incondizionato.
Non è il tavolo a cui sedeva la vittima, intenta a indagare sul suo stesso omicidio. ^__^;
In realtà, a rubare un po' la scena alla premiazione c'è qualcos'altro... Un attimo dopo aver svelato la soluzione e aver proclamato la colpevole, Angelo mi molla l'attestato destinato ai vincitori, afferra una scatolina ben occultata su uno dei divanetti del baby club, si lancia a terra su un ginocchio (riuscendo, non è ben chiaro come, a farsi male all'altro) e fa la sua proposta di matrimonio a Federica "prima che la polizia venga a portarsela".
Giunge voce che la risposta abbia incluso "lo sai che adesso dovremo invitarli tutti?" e "ti odio", ma probabilmente anche un "sì".
Dal canto mio, mi ritrovo ad assistere a tutta la scena da dietro, impossibilitato anche ad applaudire come si deve visto che qualcuno mi ha scaricato un foglio in mano, ma mi arrangio come posso. :-P
Prima della Kobayashy, io e Pierpaolo decidiamo di andare a fare una passeggiata per le vie di Bellaria, sempre gradevole e accogliente. Sulla via del ritorno ci fermiamo a bere qualcosa (no, non superalcolici, un'acqua tonica e un tè freddo :-P) al bar di fronte al centro congressi, e restiamo lì a goderci il fresco finché non giunge l'ora di rientrare. Passo dal bar interno ma solo per prendere una bottiglietta d'acqua, al posto del solito cappuccino serale.
Per la prova sono presenti quattro squadre, poi tre, poi di nuovo quattro. Noi siamo tra le riserve, che alla fine dei conti formano una squadra a sé stante, e, nonostante le prove tutt'altro che facili, alla fine dei giochi ci piazziamo in seconda posizione (e tutto per colpa di uno stupido bullone, che ci avrebbe permesso di essere a pari punti coi primi se non si fosse ostinato a cadere).
Il sentimento più diffuso durante le prove è il desiderio di uccidere Angelo per le frasi assurde che di volta in volta dobbiamo sussurrarci all'orecchio, mimare o rappresentare simulando dei gruppi scultorei. Qualcuno azzarda che sarebbe peccato rendere vedova Federica così presto, ma io ci tengo a sottolineare che in effetti il matrimonio deve ancora essere celebrato, per cui il problema non si pone. :-P
Anche se tocca ridurre di due il numero delle prove a causa dei tempi ristretti, la gara è serrata e divertente.
Durante l'ultima prova, peraltro, poggio quel che resta della mia acqua su una sedia, e poi ne dimentico l'esistenza... :-|
Alla fine lasciamo il centro poco dopo le tre, ma tra chiacchiere e altro, inclusa un'infruttuosa sortita al forno che non ha bomboloni a sufficienza per tutti, arriviamo in albergo alle quattro passate.
Il tempo di darsi una rinfrescata e si va a dormire.
Un momento, ho detto dormire?
L'intenzione, in effetti, ci sarebbe, ma in realtà il sonno semplicemente non ne vuol sapere di arrivare, e dopotutto le 4 sono l'ora a cui di solito mi sveglio volente o nolente. Alle 7, poi, come al solito, ogni speranza di addormentarsi svanisce del tutto. Tanto vale prepararsi per il giorno 3.

giovedì 29 maggio 2014

STICCON 2014 - Giorno 1

Ormai è noto (ma a chi poi? Boh!) che questo blog tende a resuscitare solo in caso di eventi particolari, periodici e non.
Parlando dei primi, anche quest'anno si è tenuta a Bellaria, dal 22 al 25 Maggio, la STICCON (ormai Multicon), convention un tempo (teoricamente) dedicata a Star Trek e che ora coinvolge la fantascienza e il fantastico in senso molto più ampio.
Per quel che mi riguarda, l'avventura è iniziata come sempre giovedì mattina, con la valigia pressoché pronta e tanto tempo davanti in attesa di recarmi in stazione, visto che mi ero alzato piuttosto presto. Ne ho approfittato per sedermi un po' davanti al PC e assicurarmi di aver fatto le ultime cose (soprattutto votare i commenti dello Skannatoio onde evitare di beccarmi un'esclusione in un'edizione partita piuttosto bene).
Nei giorni precedenti, qui il tempo era stato brutto e anche abbastanza freddino. Di conseguenza, esco di casa con maglioncino leggero e giubbotto e... l'afa! O_o Giusto il tempo di trovare un posto nel treno per Bari e il giubbotto diventerà bagaglio a mano, mentre il maglione finirà nel bagaglio vero e proprio, da dove non verrà più fuori per il resto della trasferta.
Con tutto il tempo che ho prima del treno che mi porterà a Rimini, inizio a twittare cavolate, soprattutto per sfruttare la connessione internet di cui finalmente dispongo sul telefono, e perché ho trovato la maniera di aggiornare Twitter senza doverlo aprire. Ho circa due ore e venti, potrei twittare la storia della mia vita, ma mi trattengo e mi faccio una lunga passeggiata senza meta per le vie di Bari (con sosta gelato alla yogurteria, visto che il bar ha dentro più persone che gusti disponibili), fin quando, a mezzogiorno, mi decido a fermarmi a mangiare qualcosa al Mediterraneo, il locale che ha rimpiazzato lo Spizzico e che da tempo mi ripromettevo di provare. Il risultato è ottimo, devo dire, parmigiana di melanzane e un piatto di zucchine un po' scondite, ma comunque buone, a un prezzo più che accettabile.
Ben rifocillato, mi avvio alla stazione. Il treno sembra essere in orario, e infatti si presenta puntuale al binario previsto. Ho perfino il posto tutto per me, nessun vicino, ingombrante o meno. In realtà, il tutto durerà poco. Durante il viaggio arriveranno a sedersi lì ben due persone (di cui una neanche prevista, dato che aveva posto altrove ma non lo gradiva) e riusciremo a fare venti minuti di ritardo (sì, lo so, non sono settanta, ma si fa quel che si può) per un misterioso "cambio personale" (e io mi domando, cosa ci vorrà mai per cambiare il personale di un treno?)
In ogni caso, io mi immergo nella lettura di "A Storm of Swords", e il viaggio scorre via tranquillo.
All'arrivo incontro l'immancabile (e per fortuna tale!) Marcello, col quale scambio quattro chiacchiere mentre mi accompagna in albergo prima e al centro congressi poi.
Quest'anno sono alloggiato all'Eden, dove sono già stato credo tre anni fa. Anche l'accoglienza, in effetti, mi dà di dejà vu. Mi viene consegnata la chiave della stanza, 606, e, fermamente convinto che l'albergo non abbia sei piani, domando a che piano sia, sentendomi rispondere "Al quarto, credo". Credo? O_o
E in effetti bisognerebbe credere con molta, molta convinzione, perché, sebbene nell'ascensore esista un tasto per il quarto piano, l'albergo di piani ne ha solamente tre...
La mia stanza si rivela essere al terzo (da me selezionato dopo numerosi, inutili tentativi di andare a quello superiore). Peraltro, mi ritrovo in una stanza con dentro due porte. Una è il bagno, ovvio, e l'altra? La apro e sono nella stanza accanto, la 608, piccola e vuota, ma la cosa è abbastanza inquietante, non avevo mai davvero visto camere comunicanti in un hotel prima. Comunque sia, la chiave è dal mio lato, se non altro.
Recupero la scatola e il regolamento di Alienàti prima di ridiscendere e raggiungere il centro congressi. Qui mi aspetta una lunga attesa alla reception, perché il mio badge (come, devo dire, quasi ogni anno) non si trova, ma alla fine decide di rivelarsi, e mi dà accesso alle sale della convention.
Una delle fondamentali novità dell'anno è che la Sala Giochi non si trova più nel seminterrato ma al piano superiore, ed è proprio lì che mi dirigo spedito, rimandando a un secondo momento la visita agli altri ambienti.
Arrivato, constato che, per quanto più piccola e fusa con la sala PC (ci sono quattro computer allineati su un lato della stanza), la sala fa la sua bella figura. Trovo Angelo seduto a un tavolo, che mi gira quasi le spalle, e mi avvio per salutarlo quando mi sento chiamare da dietro e scopro che a mia volta stavo dando le spalle a Federica (e a un paio di divanetti: dunque non ne faremo del tutto a meno, alla fine dei conti). Anche il Baby Club ha cambiato posto, guadagnandosi un angolo della sala ristorante, ed è lì la mia tappa successiva, per salutare Alessandra e ridiscendere... solo per risalire di lì a poco, visto che ormai è quasi ora di cena.
Quest'anno i tavoli sono da sole sette persone. Al nostro si aggrega Stefano, della sala PC, e iniziano i dubbi sulla cena: da un lato del ristorante c'è un buffet, ma sarà la cena? Parte della cena? Un incidente di percorso?
Scopriremo poi che è un'aggiunta, un buffet di verdure (e prugne cotte, sì, non so nemmeno io perché) che accompagnerà ogni pasto in convention, ma che non sostituisce il classico pasto servito al tavolo. Pasto che in particolare questa sera consta di spaghetti al pomodoro, rollè di tacchino con patate al forno e una fetta di tiramisù nervoso (il medico gli aveva chiaramente raccomandato di non esagerare col caffè). Un po' inquietante il formaggio servito nei bicchieri, e ancora più inquietante il burro portato a Stefano per i suoi spaghetti (evidentemente un panetto di burro da colazione scartato e massacrato per non farlo sembrare tale), come pure la marca dell'acqua (Motette...).
A fine pasto azzardo una visita al bar, scoprendo che quest'anno è fornito di ogni ben di Dio: caramelle, patatine, panini, pizzette... quasi preoccupante!
Mi riprendo dallo shock in tempo per prendere possesso della Sala Giochi, dato che gli altri sono sul palco per una partita su larga scala di Anno Domini adattato a Star Wars e Star Trek. Mi raggiungono Alessandra e Alessandro, e insieme assistiamo a un impensato revival di Pac-Man, presente in una versione vagamente psichedelica sui PC della sala e osannato da torme di dodicenni(!)
Approfitto del tempo libero anche per mostrare ad Alessandra Alienàti e spiegarle come funziona. Intanto, uno dei venditori ha un problema con il Wi-Fi e chiede aiuto a Stefano... che chiede aiuto a noi perché non parla inglese. Ora, sì, mi pare ovvio che io l'inglese lo parli (anche se certe volte la mia pronuncia lascia a desiderare), ma io ooooooooooodio fare da interprete, è più forte di me, per cui faccio un tantino lo gnorri, ma poi cedo. Inutilmente, perché il problema si dimostra misterioso e irrisolvibile a prescindere.
Altra novità dell'anno è che il centro chiude a mezzanotte, chi c'è c'è.
Finito lo spettacolo sul palco, un semi-distrutto Angelo torna su in sala e quel poco che resta prima della chiusura lo si trascorre chiacchierando un po' del più e del meno (nonché di qualche imbarazzante refuso sulle carte di Anno Domini, ma sorvoliamo...), poi ci si avvia verso i rispettivi alberghi (pressoché confinanti). Dopo aver guardato un po' di TV, col cuscino accurantamente ripiegato in due dietro la testa perché come sempre quelli degli alberghi sono troppo sottili per me, spengo la luce con un interrogativo: riuscirò a dormire?

domenica 18 agosto 2013

Colour from the dark

Colour from the dark è un film horror italiano, per quanto recitato in inglese.
Quindi sì, parlarne male è un po' come sparare sulla croce rossa con una testata nucleare. D'altra parte, è un po' come se la croce rossa stesse lì a istigare la pressione del pulsante con tutto il suo impegno...
Il film è ispirato a un racconto quasi omonimo di Lovecraft, nel quale un meteorite porta sulla Terra una qualche creatura i cui influssi fanno impazzire e poi uccidono dei poveri contadini.
Nel film, di meteoriti non c'è traccia alcuna.
La pellicola è ambientata in Italia nel 1940 circa. Protagonisti sono Pietro, un contadino, sua moglie Lucia e la di lei sorella Alice, ritardata, che non parla e va sempre in giro con una bambola (brutta) di nome Rosina.
La prima sequenza del film è un incubo di Alice, ed è forse l'unica parte dell'intera pellicola che abbia senso guardare. Non c'entra praticamente nulla col resto, ma è inquietante al punto giusto, specialmente per il modo in cui la ragazza pare usi la bambola per guardare dove sta andando e poi si faccia riferire ciò che ha visto.
Per inciso, durante il film più o meno tutti in un momento o nell'altro avranno degli incubi il cui impatto sulla trama sarà, per lo più, misero, o più spesso del tutto nullo.
In un'altra casa di questo villaggio di... uhm... sei abitanti forse... ci sono Anna e suo nonno Giovanni che ospitano un'ebrea, Teresa. Quest'ultima appare in due scene. Nella seconda, qualcuno che non vedremo mai le spara in testa. Vedremo più volte il suo cadavere in vari stadi di decomposizione. Mai, comunque, la sua esistenza, la sua uccisione o il suo cadavere avranno anche lontanamente a che vedere con la trama e gli eventi del resto del film.
I problemi iniziano quando Alice, tentando di prendere dell'acqua dal pozzo, fa cadere il secchio dentro quest'ultimo.
Cercando di recuperarlo con un arnese apposito, Pietro buca il fondo del pozzo.
Ora, dopo aver detto questo, potrei chiudere qui e sarebbe già chiaro cosa c'è che non va nel film.
Fatto sta che dal buco scaturisce un miasma fetido e l'acqua del pozzo inizia (quando le gira) a brillare. Pietro decide comunque, con grande senso pratico, che è buona, e amen.
Sulle prime, l'acqua sembra avere caratteristiche positive: a Pietro guarisce un ginocchio malato, Alice inizia a parlare e gli ortaggi della fattoria maturano miracolosamente nell'arco di una giornata, crescendo enormi (per quanto amari).
Poi, però, Lucia inizia a impazzire. Si fa del male da sola, per cui Pietro ritiene utile rinchiuderla nel granaio, che per qualche ragione è al piano di sopra della casa, non contiene alcuna traccia di grano, ma in cambio è pieno di cose che Lucia potrebbe usare per farsi ancora più male (ma che Pietro avesse problemi di senso pratico si era già notato, del resto). A questo punto compare dal nulla l'unico altro essere vivente della zona, Don Mario, che cerca inutilmente di esorcizzare Lucia e viene invece ammazzato con un crocifisso infilato in un occhio.
Poi Lucia uccide Alice abbracciandola troppo forte, e Pietro la seppellisce.
Poi arriva Luigi, il fratello di Pietro di ritorno dalla guerra. Nonostante Pietro non voglia (ma non è che faccia qualcosa per impedirglielo) va a vedere Lucia, che lo uccide... spruzzandogli in faccia del sangue con una roncola. Cioè, in teoria lo uccide a roncolate, ma in sostanza più che sporcarlo di sangue non fa.
Il giorno dopo, Giovanni va a vedere come sta Pietro. Trova Lucia, che gli muore davanti. Poi Pietro, che intanto è impassito a sua volta, lo uccide e va in un'altra stanza a lagnarsi. Intanto arriva Anna, che trova suo nonno morto, e mentre è lì a piangerlo rivediamo Alice, uscita dalla tomba, che prima poggia un crocifisso comparso dal nulla sul muoretto del pozzo (dove si scioglie), poi butta nel pozzo Rosina, poi appare dietro Anna, ma in realtà non è lì.
Il film si chiude con Pietro, invecchiatissimo in quei pochi minuti, che muore lagnandosi.
Questa cosa dura un'ora e mezza, un'ora e mezza in cui fondamentalmente accadono dieci minuti di eventi, distribuiti in otto giorni di tempo del film, scanditi da immagini della verdura che passa da matura a marcia, ad avvizzita (come si possa passare da marcio ad avvizzito è un mistero) ad ammuffita a secca. Dire che è lento è un po' come affermare che le tartarughe corrono a fianco di Bolt quando si allena e ogni tanto lo doppiano.
Il lato positivo è che ha comunque più trama e senso de Le Streghe di Salem, e dura cinque minuti in meno.

domenica 9 giugno 2013

STICCON Giorno 4

Come anticipato, la domenica mattina mi sveglio troppo presto. Tento di rimettermi a dormire per un po', ma non c'è verso, così finisce che scendo a fare colazione e poi torno in camera a perdere un po' di tempo guardicchiando la TV. Mi capita, peraltro, di inciampare nella nuova serie dei Transformers, realizzata in computer grafica e... cielo, è ORRIBILE!
Data l'indisponibilità del centro, il programma della mattinata prevede l'Invasion, una terribilmente breve paseggiata in costume tra le vie di Bellaria dalla piazza fino al cinema Astra (saranno duecento metri...) seguita da alcune conferenze e proiezioni di trailer nel cinema stesso: tutte cose per le quali non ho il minimo interesse. All'uscita dal cinema, pare che il sindaco di Bellaria offrirà un aperitivo, e poi si tornerà al centro, entrando dall'ingresso secondario, per riprendere la convention... a partire dal pranzo, in effetti.
Simultaneamente, a Bellaria c'è anche una parata della Marina Militare, che porterà a un paio di crossover alquanto bizzarri.
L'appuntamento per l'Invasion è alle 9.30, ergo io mi premuro di uscire dopo quell'ora, ma in realtà anche l'Invasion è in (prevedibile) ritardo e mi ritrovo a incrociarla lo stesso. In effetti la seguo per un po', ma a notevole distanza, mentre passeggio per le vie di Bellaria. Sarò distante come minimo i famigerati duecento metri, quando passano due tipi, uno mi guarda nel mio abbigliamento nero, senza segni distintivi o badge di sorta, e mormora all'altro "Star Trek", lasciandomi capire che o aveva dei riflessi davvero molto, molto lenti o era un betazoide sotto copertura per i non trekker, i betazoidi sono una razza nota per le facoltà telepatiche :-P)
Comunque sia, nonostante il clima inizialmente sia tutt'altro che stimolante, passo la mattinata a passeggio per Bellaria, visitando un paio di negozi (è tutto aperto anche di domenica) e approfittandone per comprare un regalo di compleanno a mia sorella. Quando il sole fa capolino, ne approfitto anche per un bel gelato al cioccolato nero che più nero non si può.
Con perfetto tempismo, riesco poi a raggiungere l'uscita del cinema proprio quando le conferenze sono finite e si sta approntando il famoso aperitivo. In realtà le attività nel cinema sono ancora in corso, essendoci la proiezione di un trailer esteso del nuovo film di Star Trek, giustappunto, ma a diverse persone non interessa e quindi c'è già un certo flusso in uscita... che spazzola via l'aperitivo in men che non si dica. Va detto, però, che in concreto si trattava di due sacchetti magnum di patatine e un po' di succo di frutta...
Alla fine, il cinema si svuota del tutto e mi riunisco con il resto dello staff della sala giochi, poi Angelo e Federica si avviano alla volta del centro per bloccare i tavoli per il pranzo di comitato, e io li seguo a distanza, nonostante scelgano per qualche motivo una strada terribilmente contorta piuttosto che tirare dritto.
Arriviamo, pronti a salire dalla scala posteriore, e dalla sommità di quest'ultima ci viene urlato che no, dobbiamo entrare dall'ingresso principale. Un po' attoniti, facciamo il giro e constatiamo che i bancari sono già andati via e tutto è tornato più o meno "normale" nel centro, anche se questo non spiega che problema ci sarebbe stato a farci salire da lì lo stesso... mah!
Mi unisco al pranzo di comitato in ambientazione Harry Potter, un comitato che parla di un corvo fuggito, il che diviene abbastanza imbarazzante quando ci viene servito un volatile arrosto (d'accordo, è pollo, ma la coincidenza è impagabile :-P)
Il pomeriggio inizia tranquillo. Qualche giro di sopra, un po' di sosta in sala giochi, con un occhio a come procede il riempimento del gioco di comitato delle 18, l'unico di Star Trek che avevo per quest'anno e l'unico che in effetti giocherò.
In sala si riuniscono di nuovo i giocatori di Zot!, mentre uno dei giocatori dell'altro pranzo di comitato (in ambientazione Signore degli Anelli), con abiti a tema, si fa dare delle lezioni di spada pseudo-laser, rischiando anche un paio di volte di travolgere gli astanti. Il tipo in questione (l'ennesimo Pierpaolo che non è mio cugino) farà poi trapelare il suo interesse a giocare a qualcosa, al che gli illustrerò le nostre scorte di giochi, rimaste all'ingresso del Baby Club dopo che le abbiamo spostate Sabato durante lo smantellamento generale. Nel corso delle spiegazioni, mi sento domandare come mai io abbia un accento appulo, cosa che mi lascia interdetto dato che non mi risulta di averne uno (e in effetti quando parlerò della cosa ad altre persone saranno tutte ugualmente stupite). Chiarito che, accento o meno, io sono pugliese, finirò per scoprire che il Pierpaolo della situazione, pur essendo a tutti gli effetti di Milano, nasce da padre di Modugno... praticamente un vicino di casa O_o Peraltro non avete idea dell'effetto che faccia nominare a un milanese delle cose tipicamente locali, come le famigerate ferrovie FAL, e sentirsi rispondere a tono.
Fatto sta che Pierpaolo si unirà alla combriccola per il resto della serata, prima giocando alla Lacrima dei Profeti e a Scudi Alzati, poi nel mio gioco di comitato, e infine restando con noi a chiacchierare dopo la foto di gruppo (per la quale sfoggio come previsto la maglietta "Grazie Alberto", anche se credo sarà impossibile notarlo visto quanta gente c'era (comunque la foto a oggi non l'ho vista quindi boh), anche se non riusciamo a convincerlo a prendervi parte.
Lo perderemo dopo un po' quando si allontanerà per passare dalla tenuta terra di mezzo a quella James Bond, che peraltro si adatta molto alla cena di gala.
Intanto noialtri, seduti attorno a un tavolo, inizieremo a delirare lanciandoci un pacchetto di gomme, ma questa è un'altra storia.
Prima della cena, per la prima volta in vita mia, riesco a visitare la famigerata Borg Experience, ormai chiusa al pubblico. Non è semplice, visti alcuni passaggi che richiedono in pratica di piegarsi in due per attraversarli, e mi domando quanto sia complicato farla da giocatore piuttosto che da semplice visitatore calmo e tranquillo.
Finito il tour, si va di sopra. Girando in cerca del tavolo della sezione Giochi, scopro che si trova in un punto semicentrale, che per qualche ragione ospita solo cinque persone, e che nessuna delle cinque sono io O_o Ci sono Angelo e Federica, Matteo e Camilla, Sara, che è della Logistica tecnicamente ma in genere sta con noi... e basta. per qualche misteriosa ragione, io sono finito al tavolo del Design (dove, d'accordo, ci sono comunque persone che conosco e con cui ho a che fare spesso e volentieri, ma, andiamo, io sto al design come un efreet sta alle gelaterie). Chiaramente, avviso quel tavolo che possono ignorare il mio nome e vado comunque a sedermi al tavolo dei giochi. Ci avanzano perfino tre posti anche così, perciò apriamo agli ospiti, recuperando Beppe, un ex collaboratore (di non so cosa) tornato alla STICCON dopo molti anni, Laura, una delle giocatrici di comitato più assidue dell'anno, e Pierpaolo Bond, che impiegherà la serata facendoci il terzo grado :-P
I tavoli sono allestiti con splendide decorazioni realizzate partendo da banali bottiglie di plastica, l'atmosfera è la solita della cena di gala, il menù invece no, completamente diverso. Quando cerco di fotografarlo, però, il mio cellulare si rifiuta di metterlo a fuoco, non importa quanto ci provi. Evidentemente ne sapeva più di me, visto che buona parte di quello che c'è scritto non avrà poi niente a che fare con quello che ci viene servito.
L'antipasto viene rispettato, ma il primo primo ci viene portato per secondo, il secondo primo non ci viene portato affatto (al suo posto una cosa totalmente diversa) e il secondo, peraltro abbastanza misero, che avrebbe dovuto avere due contorni, ne ha solo uno, che non è nessuno dei due previsti...
Non importa, sopravviveremo...
Siamo ormai alle fasi finali: si inizia a smontare tutto, ma non senza una prima pausa per la commemorazione di Alberto Lisiero, a base di bomboloni alla crema, e una seconda per il tradizionale girotondo della sala giochi, a cui io evito di partecipare non volendoci rimettere del tutto il mio ginocchio già malandato, ma che non manco di riprendere per i posteri.
Poi è tutto un rimettere cose negli scatolini, staccare cartelli dalle pareti, inclusi alcuni non nostri e fissati con quantità industriali di patafix, cosa che porterà alla scoperta che una quantità sufficientemente grande di tale materiale è il modo migliore per rimuovere quantità più piccole dello stesso dalle pareti (alla fine, comunque, ne avremo tirato su una palla di dimensioni poco superiori a una pallina da ping pong) e quattro chiacchiere fino a che non è il momento di tornare in albergo: la STICCON è finita.
Quello che mi rimane è poco sonno, un incontro mattutino con Marcello, con ottima colazione a Rimini e passeggiata in loco, scambiando commenti e osservazioni di ogni genere, e un rientro in treno con un posto particolarmente scomodo che mi creerà non pochi fastidi durante il viaggio (passato per lo più a fingere di dormire, senza convincere neanche me stesso), culminato con la triste scoperta di aver in qualche modo rotto la sporta dello STIC avuta per la venticinquesima convention, che era tanto comoda :-(
Anche quest'anno la STICCON è finita, non rimane che aspettare la prossima.

venerdì 31 maggio 2013

STICCON giorno 3

Come ogni Sabato di STICCON, io sono il primo ad arrivare in sala, con la maggioranza degli altri intenti a riprendersi dalla Kobayashy. In realtà non ho guardato i turni (non che lo faccia mai, io sto lì a prescindere di solito) e decido di vedere se debba esserci qualcun altro... in effetti sì, Angelo. Angelo? Angelo che faceva il master alla Kobayashy ieri? E che ha fatto lui i turni? ...
Ovviamente, laddove un po' alla volta arrivano quasi tutti gli altri, Angelo proprio no. In effetti anche Matteo e Camilla arrivano tardino, ma principalmente perché il loro albergo è lontano e si sono trovati a uscire sotto il diluvio...!
Non arriva tardi, invece, Gisella, nonostante sia akkobayata (neologismo creato involontariamente da lei stessa per sintetizzare "assonnata per colpa della Kobayashy").

Che i palloncini siano la principale attrattiva delle nostre parti lo sapevamo già, ma ne avremo la certezza questa mattina, quando più o meno chiunque verrà a chiedercene o anche solo a prenderseli mentre Alessandra li gonfia (sì, tra questi anche un paio di bambini). Splendida la scena del rappresentante di Yavin4 tutto in nero e pronto ad arbitrare il trivial di Star Wars... con un palloncino blu legato al polso.
L'attività principale della mattina è... cercare di pubblicizzare i pranzi di comitato di Star Trek e Star Wars che si terranno, appunto, a pranzo. In realtà il primo è già al completo, ma il secondo è quasi vuoto, il che è un problema, visto che in realtà si tratta di un unico, grande gioco di comitato, anche se i giocatori questo lo scopriranno solo al momento di partire. In teoria, quale momento migliore per pubblicizzare un comitato di Star Wars che durante un trivial di Star Wars?
Be', in teoria, appunto. Fatto sta che, a parte che nella realtà il Trivial sforerà abbondantemente i tempi previsti, i giocatori si dichiarano troppo spompati per poter anche solo pensare di iscriversi. Alla fine, dei fan di SW se ne iscriverà uno... e proprio quello finirà per trovarsi teletrasportato nella parte Star Trek del gioco.
Comunque sia, il gioco si riempie, tanto che io, offertomi per fare numero, cedo il posto e vado a pranzo col resto dello staff della sala giochi... uhm... solo che parte dello staff è fuori, parte è impegnato col comitato... in sostanza siamo in tre, e iniziamo ad accogliere ospiti al tavolo facendo sparire il cartello "riservato", dato che lo spazio abbonda. Siamo comunque vicini ai tavoli occupati dal gioco e abbiamo modo di commentare i vari spostamenti che si succedono da quelle parti, nonché di ricevere commenti a caldo sugli sviluppi della faccenda.
Nel pomeriggio, come sempre, ci sono le esibizioni degli ospiti che... che boh, perché in realtà io me ne sto giù ai divanetti a chiacchierare e neanche ci penso.
A un certo punto Camilla propone di giocare a qualcosa. Visto il grande entusiasmo che questo suscita in Matteo e Domenico, ci mettiamo a fare una partita a due ad Arvicole, terminata la quale raduniamo qualche altro giocatore e tiriamo fuori il Cluedo Trek creato da Camilla stessa, con delle pedine carinissime che dimentico perà di fotografare.
Coinvolgiamo anche no dei genitori di stanza al Baby Club con la prole, Emiliano, che si lascia convincere pur non avendo mai giocato a Cluedo... e vince, lasciandoci con un palmo di naso.
Nel frattempo sta iniziando il Trivial di Harry Potter, e i giocatori vengono a intimarci poco carinamente di fare silenzio, neanche stessimo facendo chissà che. Abbiamo comunque finito la partita, per cui sbaracchiamo, ma pensando i peggio improperi, specie quando, non contenti, vengono anche a chiudere la porta del Baby Club, praticamente chiudendoci dentro (ma per poco, davvero per poco...). Perfino gli appassionati del Lego di Star Wars il giorno prima erano stati molto, molto più educati, e loro, dopotutto, stavano tenendo una conferenza proprio dietro il nostro tavolo di gioco!
Intanto (potenza del Karma) arriva un gruppo di persone che inizia a giocare a Zot! (la versione Trek di Bang! realizzata da Angelo Strazzella) e nel contempo inizia il previsto gioco di comitato nell'ambientazione della Guida Galattica per Autostoppisti. Direi "ben vi sta", ma in realtà sono gli altri che non riescono a capire niente per il chiasso che fanno quelli del trivial...
Io faccio vari giri al piano di sopra, un po' per sgranchirmi, un po' per le pause bar che non mancano mai (cappuccino, signori, cappuccino) e un po' perché ho voglia di comprarmi qualche gadget. Punterei a un TARDIS, giacché quest'anno quello e il Dalek la fanno da padroni su tutti gli stand, ma per lo più sono cose enormi o inutili (bagno schiuma, perle da bagno dentro un dalek, modellini giganteschi). La cosa più accettabile è un portachiavi a forma di TARDIS con tanto di torcia, solo che non me lo porterei mai dietro, perciò a che scopo prenderlo?
L'illuminazione arriverà più in là quando, quasi sul punto di comprare un altro portachiavi sempre a forma di TARDIS ma stilizzato e piatto, più maneggevole, vedo la signora dietro il bancone elencare a qualcun altro i vari colori di... ma che sono... realizzo che si tratta di spilline a forma di Dalek, e mi pare di capire che ce ne sia anche uno nero. Non c'è, anche se non sono io ad aver capito male ma la signora ad aver dichiarato nero un blu... che mi starebbe anche bene, ma intanto mi cade l'occhio su un'analoga spillina a TARDIS, che poco dopo inizia a ornare il mio portabadge.
Quando arriva la pausa cena, qualcuno ci informa che c'è una coda lunghissima sulle scale, perciò decidiamo di prendere l'ascensore... solo che l'ascensore non decide di prendere noi. Dopo una lunghissima attesa, quando finalmente le porte si aprono... l'ascensore è pieno e veniamo rimproverati per averlo chiamato mentre già era in moto... come dire... eh???
A un certo punto, mentre gli altri continuano ad attendere, io decido di sfidare la coda... che o non c'è mai stata o si è dissolta, perché sulle scale non incontro anima viva. Peccato intanto che il nostro tavolo sia scomparso, cosicché ci arrangiamo dividendoci tra i posti liberi di due tavoli in un angolo della sala. Questo mi dà l'occasione per conoscere qualche Ghostbuster e un fan di Star Wars sommamente deluso dall'attore che interpretava Darth Vader, ospite del giorno, che ha raggelato la sala chiedendo al pubblico di parlare di qualsiasi cosa fuorché Star Wars...!
La cena è forse il peggior pasto di questi giorni, niente di immangiabile ma il risotto è scotto e non sa di nulla (altri lo avranno completamente crudo, d'altra parte) e il secondo appena passabile. Non solo non ci sono patate, ma anche qualcuno che le chiede esplicitamente non riesce ad averle.

Il sabato sera è tipicamente dedicato alla sfilata dei costumi, preceduta dalla premiazione della Italcon. Questa ci interessa poco, quindi restiamo giù ai divanetti in attesa che la sfilata inizi. In realtà calcoliamo male i tempi e ci perdiamo il primo costume, vale a dire Luca, il colpevole della cena con delitto che nessuno ha accusato, con un costume ispirato ad Assassin's Creed... costume che non vedremo MAI dal vero, perché appena sfilato lui corre a cambiarsi essendo in gara anche con un altro costume. Peraltro vincerà uno dei premi per il primo e nessuno per il secondo.
A vincere il premio come gruppo sono i Ghostbusters, in effetti i miei preferiti, che se la vedono tra gli altri con una famiglia vulcaniana in gita scolastica che dopo un po' avrei trucidato: avevano dei libri che facevano luce quando si aprivano, e dopo essere passati sul palco si sono venuti a sedere proprio davanti a me, sparandomi più volte la luce in faccia...

A sfilata terminata, si smonta!
Un attimo... come si smonta? Ma non c'è un altro giorno di convention?
In effetti sì, ma quest'anno c'è stato un po' di, diciamo, caos con le prenotazioni, e la domenica la sala centrale verrà usata da un convegno di bancari, sfrattandoci per mezza giornata. Inutile dire che vanno tolte decorazioni e cartelli vari, almeno dalle sale che attraverseranno. Qualcuno si domanda che male possa esserci se i bancari vedono gli oggetti trek, visto che sanno che siamo lì. Io ipotizzo che il problema sia che potrebbero fregarceli, e la teoria prende piede. :-P
Comunque sia, dobbiamo togliere i cartelli della sala giochi dal primo piano, e quello è facile, dopodiché ci ritroviamo a dare una mano a spostare dei grossi pannelli con i volti di personaggi Trek che sono su un lato della sala centrale e vanno "nascosti" nell'area venditori. Area che, per inciso, ospita una scultura di Darth Vader e una di Boba Fett (quest'ultima pure autografata) che un paio di noi azzardano di poter intascare (OK, sono alte quasi un metro e pesano un accidente, quindi no, anche se non fossimo delle brave persone... col cavolo!). Un breve passaggio sul palco per nascondere le nostre scenografie e via, verso nuove e incredibili... no, verso il forno notturno dei bomboloni, che quando vede la sala giochi arrivare in massa quasi si spaventa (be', la tipa che era al banco, non il forno) perché gliene sono rimasti pochissimi. Per fortuna sono più che sufficienti per le nostre necessità, e ne avanza pure qualcuno per Rodrigo Araya che arriva lì giusto allora per fare scorte per una riunione extra-STICCON al Piccadilly (in realtà, con suo sommo stupore, ne trova solo sette).
Bene, si va a dormire. Forse. In realtà faccio un po' di zapping e mi ritrovo a guardare un (pessimo) horror che non avevo mai visto, pur conoscendone l'esistenza. A dire il vero è un trucco per cercare di non svegliarmi alle sette la mattina dopo, visto che non ho un granché da fare, ma, ahimé, non funzionerà.

lunedì 27 maggio 2013

STICCON giorno 2

Come è ormai tradizionale, il venerdì mattina mi sveglio troppo presto. Stavolta inganno il tempo mettendo giù il resto del report del giorno precedente. Trasferirlo sul blog si rivela però più complicato del previsto e mi limito a salvare una bozza prima di scendere a colazione.
Trovo cornetti di cartone e un servizio al tavolo vagamente lento: il cappuccino è buono, d'accordo, ma nel tempo che serve per poterlo ordinare prima e per averlo poi si farebbe più in fretta ad andare al bar e tornare.
Alla fine, dopo l'obbligatorio passaggio in camera, mi dirigo al centro congressi e, previa colazione decente al bar locale, faccio il primo vero giro della convention, osservando il TARDIS all'ingresso, passando dai banchi dei venditori e in quasi ogni altro luogo possibile.
Passo anche dal banco della pesca di beneficienza dove compro la spillina dell'avatar di Alberto Lisiero, il fondatore dello STIC venuto di recente a mancare e, oltre alle immancabili schifezze varie, vinco una maglietta del Dr. Who con una frase scritta a forma di TARDIS. Dopo aver tentato di capire con Angelo e Federica la provenienza
della citazione, una ricerca in internet in sala PC mi permetterà di scoprire che è il trailer del nono dottore. Approfitto del PC anche per aggiornare il blog.
Durante la giornata faccio frequenti perlustrazioni per vedere se sia arrivato Rodri con le magliette "Grazie Alberto" da comprare per beneficienza (e usare per la foto di gruppo domenica), ma ci vorrà un bel po' prima che sia possibile averne una.
Durante la mattinata, la sala giochi è per lo più occupata dal trivial del Signore degli Anelli. Tento di seguirlo un po', ma le domande sono terrificanti.
Poco prima di pranzo mi offro volontario per presidiare il tavolo riservato al Pranzo di Comitato del Dr. Who. Giocherò anche io e per l'occasione, già che ce l'ho, indosso la maglietta a tema. Non mi aiuterà a non mancare clamorosamente i miei obiettivi.
Sorprendentemente, il contorno del giorno non prevede patate.
Durante la giornata incontro Fabrizio Guidozzi e ho modo di chiacchierare un po' di più con Alberto Priora. Intanto sono arrivati anche Camilla e Matteo, accompagnati da un amico e dalle carte del gioco delle arvicole,
che proviamo subito, mentre dietro di noi si svolge una conferenza sui LEGO di Star Wars.
Non si tengono né il gioco di ruolo, che ha un solo iscritto, né il mio gioco di comitato fantasy, che ne ha quattro su sei, così ci prepariamo per la cena con delitto. Sono innocente, ma chi volete che ci creda?
Quest'anno Angelo è stato un tantino avaro di informazioni: non solo non sappiamo neanche noi chi sia il colpevole, né conosciamo gli indizi degli altri, ma neanche sappiamo cose che in teoria ci riguardano, tanto che quando mi chiedono perché io sia tra i sospettati mi tocca andare a braccio. L'esistenza di un biglietto del "ladro" porta parecchi dei
numerosissimi partecipanti a improvvisarsi periti calligrafici e chiedere ai sospettati di riprodurne il testo. Alessandra tenta intenzionalmente di imitarne la grafia... io non devo perché somiglia fin troppo alla mia.
Sarà forse per quello che mi becco la maggioranza delle accuse, alcune con tesi davvero fantasiose (e se l'ultima volta mi avevano affibbiato strane liaisons con Angelo, almeno stavolta mi associano a Camilla). Quello che di accuse proprio non ne riceve è il colpevole...
In tarda serata ci sarà la Kobayashy Maru, che proprio non è per me, così mi trattengo un po' ai divanetti del Baby Club fino a poco prima della partenza, osservando come l'utenza adulta sia più numerosa (e impegnata...) di quella baby e assistendo ai tentativi di fuga di una coppia di palloncini contenenti palloncini.
Sulla strada del ritorno rintraccio la famosa gelateria, che si rivela una delle poche a non fare le ore piccole.
Almeno ora so dove si trova, e ne approfitterò la mattina dopo per fare una seconda colazione a base di gelato anziché cornetto e cappuccino. Mi delude un po' il cioccolato extra fondente, che non è cattivo ma è tanto cioccolato e ben poco fondente, ma il bacio straripante di nocciole è favoloso.

venerdì 24 maggio 2013

STICCON giorno 1

La giornata inizia nel migliore dei modi: dormo a rate svegliandomi di continuo e alla fine, quando mia sorella esce di casa, decido di alzarmi. Sono le sette e qualcosa e il mio treno per Bari parte tra quasi tre ore...!
Dopo colazione faccio un salto su Facebook a recuperare e stampare i bandi dei giochi di Matteo per poterli affiggere in sala già oggi. Assieme a spazzolino e dentifricio sono le ultime cose da mettere in valigia, e finalmente posso chiuderla.
Perdo un po' di tempo online facendomi anche qualche partita a Magic (due le perdo, due le vinco per abbandono nei primissimi turni, facendomi venire dubbi sulla mia bruttezza in rete, all'ultima rinuncio io perché terribilmente noiosa).
Alla fine arriva l'ora. Ultimo passaggio in bagno, prendo marsupio e telefoni e mi avvio. Il tempo è osceno ma almeno non piove.
Arrivo in stazione e un treno mi passa davanti, ma è solo in transito. Quello giusto arriva tardi come al solito, ma almeno è il nuovo modello ed è pure quasi vuoto.
Poco prima di scendere dal treno, arriva l'immancabile telefonata dall'ufficio.
A Bari devo attendere oltre un'ora, così giro un po'. Passo da un bancomat, poi a prendere un megagelato fondente e cocco, infine a informarmi sul prezzo (che risulta altino) di un orologio che vorrei regalare a mia sorella per l'imminente compleanno. Nel mentre mi chiama Marcello per sincerarsi di avere il numero corretto. Ce l'ha, ma rischia di credere il contrario perché ci metto un bel po' a sentire il telefono...
Alla fine, con un po' di anticipo, mi dirigo in stazione, mentre dal cilo inizia a cadere qualche goccia... Faccio appena in tempo a salire sul treno (già pronto sul binario) che si scatena un intenso quanto breve diluvio.
Sbeffeggiando interiormente la pioggia, vado a sedermi al mio posto. A parte me, lì c'è solo una signora che si scusa per aver scambiato il posto col mio. Le faccio presente che no, il mio è il 16A ed è lì che sono seduto, ma lei afferma che ha lei il 16A. Si scoprirà poi che invece ha il 18, e resterò beatamente solo per una buona metà del viaggio, prima che un tipo particolarmente irritante decida di lasciare il suo posto e venirsi a piazzare di fronte a me.
Riesco comunque a proseguire imperterrito la mia lettura di Game of Thrones, interrompendola solo per ricevere due telefonate di fila dall'ufficio e una di aggiornamento da Marcello.
Arrivato a Rimini, quest'ultimo mi sta già attendendo e, tra giri dovuti a strade chiuse e insolito traffico, mi scorta all'albergo.
Qui scatta la caccia alla camera: 86, terzo piano. Salgo a quello che presumo essere il terzo piano, in concreto il sottotetto, ma non ci vedo ombra di camere. A quel punto scendo di un piano, e qui le camere ci sono, ma una rapida ispezione mi permette di scoprire che si fermano a 80. A questo punto opto per l'ascensore, che mi dà conferma che la mia prima scelta di piano era quella giusta. Sì ma... le camere? Ah eccole: abbastanza nascoste ma ci sono. E sì, è il sottotetto e ho una camera spiovente ma carina, con ben più letti di quanti me ne servano.
Marcello mi accompagna poi in convention. Prendiamo accordi di massima per il ritorno e mi annuncia l'esistenza di una nuova gelateria a Bellaria, poi ci salutiamo.
Doveroso passaggio alla reception a prendere il pass, entro senza che nessuno mi si fili e scendo dritto in sala giochi dove trovo Angelo davanti a... ma che ci fa lì un muro??? Mi viene spiegato che è stato tirato su l'anno scorso e ora la sala, un tempo a vista, ha, appunto, un muro davanti. Se non altro lo usiamo per appendere i bandi dei giochi.
Faccio un salto nella sala vera e propria dove è giá in corso un comitato. Saluto a gran voce ma devo aver padtoneggiato l'arte ninja del nascondersi on piena vista perché nessuno nota la mia presenza...
Angelo mi aggiorna sulla situazione e mi iscrivo al GGGG, il Grande Gioco del Giovedì Galattico, che terrà banco in serata.
Sulle scale durante il ritorno in sala mi intercetta anche Alberto Priora, il garzone della Macelleria (letteraria, si intende) con cui scambio due chiacchiere al volo.
Tra chiacchiere e saluti arriva la sorprendente pausa cena: pasta buona, e portano perfino il bis, acqua a gettito continuo, pane caldo, secondo decente e perfino il dolce è degno di nota. Le patate (arrosto) non mancano, ma per il resto iniziamo a preoccuparci...
L'attesa per il GGGG è lunga, i giocatori fatocano a radunarsi, ma alla fine in qualche modo si formano le squadre. Sono con Rosa Minniti, che conosco, Antonio Mercurio, già incrociato, e tali Stefano e Luca di cui faccio la conoscenza sul momento. Ci vengono illustrate prove e regole e si parte dalla versione Star Wars della coda dell'asino, in cui Stefano ci fa guadagnare il primo punto. Le mie manine piccole e delicate fanno bupna parte del lavoro di recuperare oggetti in una sorta di melma nella seconda prova, ma non riesco, ahimé, a infilare più di due volte su dieci il disco di Tron in un bastone. Mi consolerà poi scoprire che c'è solo un'altra squadra a due e tutte le altre a zero, ma il minimo per il punto era tre.
Procediamo tra taboo, mimi e duelli vari, ma la vittoria non ci arride e terminiamo a zero punti, come quasi tutti tranne le due squadre rispettivamente a otto e nove. Pazienza, comunque ci siamo divertiti... e forse è il caso di andare a dormire.
Approfitto per una breve missione esplorativa a cercare la gelateria descrittami da Marcello ma, complice anche il fatto che ne ho dimenticato il nome, non la trovo. Riproverò.