lunedì 6 febbraio 2012

Insidious

Ogni tanto mi ritrovo a guardare dei film che nascono con un buon concetto e, in qualche modo, riescono a rovinarlo lungo la strada con delle cadute di stile o delle trovate improbabili. Insidious è uno di questi.
La trama in breve è, di per sé, perfettamente funzionale: un bambino, Douglas, va inspiegabilmente in coma, e un po' di tempo dopo nella sua casa iniziano a manifestarsi inquietanti presenze. A nulla serve un trasloco, e alla fine i genitori si rivolgono a una medium (sui generis) per scoprire che il figlio ha abbandonato il suo corpo fisico e si è perso, cosa che ha richiamato numerose entità più o meno maligne, incluso un temibile demone, intenzionate a impossessarsi delle sue spoglie. L'unico modo per salvarlo è che suo padre, a sua volta un viaggiatore astrale che era stato perseguitato da una donna velata (da bambino, ma non ricordava nulla), vada a cercarlo nell'altrove e lo riporti indietro, il tutto ovviamente in fretta.
Niente da dire, la trama è interessante e potrebbe perfino essere appassionante. Il ritmo è a sua volta ben gestito, con i giusti spaventi (almeno all'inizio) e le giuste sequenze cariche di suspence. In effetti funziona (quasi) tutto fino all'arrivo della medium, poi inizia la caduta libera, perché a quel punto il film si riempie di scene che vanno dall'umorismo più o meno volontario (i due assistenti della signora, armati di attrezzature molto cyberpunk, sono chiare spalle quasi-comiche, del tutto fuori luogo ma comunque volute) al ridicolo accidentale (la medium che per fare una seduta indossa una specie di maschera antigas, collegata con un tubo a delle cuffie sulla testa dell'assistente, rientra senza dubbio nella definizione, ma anche gli spettri affetti da paresi sul piano astrale non scherzano).
Come se non bastasse, arrivano buchi di trama come se piovesse (dal tetto). Si potrebbe, in effetti, trovarne pignolamente qualcuno anche prima, facendo notare che qualche strano fenomeno nella casa dei protagonisti si era verificato anche prima del coma di Douglas, anche se viene poi detto che è la sua assenza ad attirare le entità, ma questo è tutto sommato veniale. I veri problemi sono altri.
Tanto per cominciare, il fatto che Douglas sia rimasto fuori dal corpo per mesi e le entità non siano ancora riuscite a impossessarsi del suo corpo (non che si possa dire che ci abbiano provato molto: uno aggrediva sua madre, uno ballava e correva per casa, uno se ne stava nella stanza di sua sorella più piccola, altri sapevamo ci fossero solo perché erano stati visti dagli strumenti), ma suo padre ci resta dieci minuti e arrivano a frotte, riuscendo anche nel tentativo alla fine come niente fosse. Da sottolineare che arrivano visibili e tangibili, tanto che i presenti le tengono lontane chiudendo loro la porta in faccia!
Non parliamo, poi, del demone. Viene descritto alternativamente come "con la faccia coperta di sangue" o "con il fuoco sul volto", ma quando alla fine si riesce a vederlo bene ha semplicemente la faccia dipinta di rosso e nero e sembra il cugino scemo di Darth Maul (e, giuro, fa le boccacce!!!). Dovrebbe essere l'entità più potente e pericolosa, fatto sta che è l'unico che non riesca mai neanche a manifestarsi fisicamente (il suo massimo è lasciare un'impronta insanguinata sulle lenzuola, che peraltro neanche ha la forma della sua mano). Lo vede la medium, compare in una sequenza semi-onirica con protagonista la nonna di Douglas (che peraltro è evidentemente una viaggiatrice astrale anche lei, ma pare che a nessun'entità importi della cosa) e poi si vede bene (purtroppo...) nell'altrove, ma la cosa finisce lì. È, in effetti, l'unico che per qualche istante riesca davvero a impossessarsi di Douglas, ma la medium lo caccia via col minimo sforzo (non riuscirà poi neanche a tentare la stessa cosa con la donna velata che si impossesserà del padre).
La sostanza è che un buon inizio e un valido concetto si trasformano fin troppo rapidamente in un minestrone malriuscito, il che è un peccato.

domenica 29 gennaio 2012

Non avere paura del buio

... piuttosto, abbi paura dei film che mettono grandi nomi in cartellone, come quello di Guillermo del Toro nello specifico, per mascherare il fatto di essere delle schifezze.
In questa pellicola, che se non altro è visivamente ben realizzata, ci ritroviamo ad assistere alle peripezie di tre deficien... ehm... di un architetto divorziato, di sua figlia Sally e della sua nuova compagna Kim, coi due adulti della situazione impegnati a restaurare una vecchia villa di proprietà di un pittore scomparso, allo scopo di rivenderla.
Noi spettatori sappiamo, grazie a un breve prologo, che la scomparsa del pittore è tutt'altro che accidentale, e che nella cantina della villa si annidano dei mostriciattoli grigi che per qualche oscura ragione si cibano di denti di bambino(!) e temono la luce.
Va detto che in realtà non pare che abbiano questo grande bisogno di cibarsi, visto che la cantina è stata murata da decenni e nessuno di loro sembra essere morto di fame. Né si ha mai l'idea che la luce faccia loro molto più che spaventarli (a volte in effetti neanche quello). Non è l'unica delle contraddizioni delle strane creature: ad esempio sono in grado di atterrare un uomo adulto ma fanno fatica a trascinare una bambina.
Fatto sta che, nella migliore delle tradizioni, la cantina viene riscoperta, rivelandosi dotata di poteri magici: ha un lucernario che la illumina a giorno, tuttavia, quando serve alla trama, dentro è buio pesto nonostante sia una mattina soleggiata. Sally viene convinta dai mostriciattoli (che le parlano senza farsi vedere) a liberarli... e qui si scopre che dopotutto sono deficienti anche loro, perché pur intenzionati a rapirla si comportano costantemente in maniera tale da terrorizzarla, o fanno cose del tutto stupide (come rubare il rasoio del padre e usarlo per tagliuzzare i vestiti di Kim senza alcuna ragione).
Ma non è un gran problema, poiché abbiamo già assodato che anche Sally è imbecille. Infatti, di fronte al suo orsacchiotto (mosso da un paio di mostri nascosti dietro) che le dice "Ti voglio bene", resta lì ammirata a commentare "Tu mi hai appena parlato!"
Sì, tesoro, parla da quando Kim te l'ha dato in aeroporto, ha un dischetto dentro, hai presente? E oltretutto dice sempre quella frase! Se proprio vuoi stupirti di qualcosa, fallo del fatto che si stia muovendo, eccheccavolo!
Tuttavia le cose precipitano quando il custode della villa (che sa tutto, ma per qualche ragione non si sforza più di tanto per impedire i problemi) porta via Sally dalla cantina un attimo prima che i mostri... uh.... facciano qualcosa, e di conseguenza viene aggredito con ogni arma disponibile e quasi ammazzato.
A questo punto, Sally si spaventa, e lo fa ancora di più dopo un incontro ravvicinato con le creature (che comunque riescono solo a infilarsi sotto le sue coperte e rovinarle l'orsacchiotto. Che volete, sono intelligenti ma non si applicano. No, un attimo, non sono neanche intelligenti). Racconta tutto agli adulti, che ovviamente non le credono e la fanno parlare con uno psicologo.
Kim, tuttavia, qualche dubbio se lo fa venire. Parla col custode in ospedale, che tenta di dirle qualcosa (e forse ci riuscirebbe anche, se lei non lo interrompesse ogni mezza parola domandandogli che sta cercando di dire) e alla fine la indirizza a un dato lotto della biblioteca.
Qui, le vengono mostrati dei disegni del pittore scomparso (e solo ora scopre che fosse scomparso) che illustrano proprio i mostriciattoli. Il bibliotecario le spiega anche tutta la leggenda delle creature (nessuno gliel'ha chiesta, non è rilevabile dai dipinti, ma lui la sa e la dice lo stesso) raccontando come avessero fatto una tregua(!) con un papa(!) e da allora lasciassero monete d'argento in cambio di denti(!)
Questo insospettisce ancora di più Kim, che sa che Sally aveva trovato un dente in cantina (non di bambino, era un'offerta del pittore che cercava di farsi ridare suo figlio) e il giorno dopo avesse una moneta d'argento.
Va anche detto che in realtà il dente gliel'aveva confiscato il padre, ma due minuti dopo ce l'aveva ancora lei, e che sì, aveva trovato la moneta sotto il cuscino al suo posto, ma non si capisce perché visto che appunto era un dente di adulto, e sopratutto i mostri se ne erano fregati per decenni quindi non si capisce che se lo siano ripreso a fare...!
Intanto, Sally sta facendo il bagno, con la luce accesa perché nonostante sia giorno e ci sia una finestra il bagno è buio come pochi. I mostri, dall'armadietto delle medicine, usano un filo di ferro per spegnere la luce (come ci sono arrivati nell'armadietto attraversando la stanza illuminata lo sanno solo loro) e la aggrediscono, ma la potente tenda della doccia la salva, pur venendo distrutta nell'atto eroico, e l'arrivo della governante mette in fuga le creature.
Gli adulti vengono richiamati a casa, non trovano Sally e vanno a recuperarla per strada mentre lei cerca di andarsene a piedi. Il padre la convince che deve tornare a casa solo per la cena (di gala, in cui intende mostrare la casa a varie persone) e poi andranno via.
Kim, sempre più convinta dopo aver visto che i disegni della bambina somigliano a quelli del pittore, tenta di consolarla. Dopo aver saputo dell'avversione delle creature per la luce, le regala la mitica Polaroid infinita, ovvero l'unico vecchio modello di Polaroid che nonostante abbia il tipico flash "monouso" con sole dieci cariche permette di scattare dozzine di foto senza mai doverlo cambiare (né, peraltro, cambiare la cartuccia delle foto).
Durante la serata, Sally scatta una foto di un mostro, ma è la foto dallo sviluppo più lento della storia (effetti collaterali del potere del flash inesauribile) e lei se la porta a tavola senza essere ancora riuscita a mostrarla a nessuno. Qui, un mostriciattolo che passeggia allegramente sotto il tavolo le ruba prima il tovagliolo e poi la foto. Lei, tutta felice, lo insegue per rifotografarlo.
Nel frattempo Kim, che ha cambiato improvvisamente idea senza che sia successo nulla, invece di scendere per cena sta facendo le valigie per portare via Sally, assicurandosi di prendere tutto il necessario tranne un unico, piccolo dettaglio: Sally.
La bambina intanto è riuscita a farsi chiudere nella biblioteca (che è, ovviamente, buia, nonostante il fuoco che arde nel camino) e viene assalita dai mostri che stoicamente continua a fotografare come niente fosse. Per qualche ragione, poi, decide di mettersi a spingere una libreria scorrevole, che nelle prime scene scorreva tanto bene da permettere a Kim di aggrapparvisi e farsi trasportare per sola inerzia, ma ora richiede una fatica immane anche solo per fare un centimetro.
Durante l'assalto, un mostriciattolo le ruba la Polaroid, ma lei lo schiaccia con la libreria e gli trancia un braccio che finisce sul pavimento. Viene anche inquadrato perché sia chiaro che è lì, in bella vista... ma comunque nessuno lo vede, né lei pensa di indicarlo agli altri quando arrivano (però mostra una simpatica foto in cui si vede solo la sua faccia, dipinta di rosso per misteriose ragioni).
Nonostante Kim sia arrivata sulla scena con le valigie pronte, la scena successiva vede l'architetto che mette tranquillamente Sally a letto come niente fosse, e poi va in cantina a parlare con Kim. Le dice di non sapere cosa fare, lei suggerisce di andarsene e lui le risponde di andare a prendere la bambina (non aggiungerò "ma allora sei scemo?" solo perché ormai era assodato).
I mostri, però, non si danno per vinti. Con un'astuta macchinazione (OK, con una corda legata alla caviglia) fanno cadere l'uomo nel garage e lo chiudono dentro, accendendo anche il motore dell'auto. Poi tagliano i fili della luce, facendo sì che Kim decida che è opportuno lasciare Sally a letto da sola e andare di sotto a fare non si sa che. Probabilmente lo fa soltanto perché sa che c'è un filo teso sulle scale che la farà inciampare e cadere. A quel punto i mostri la circondano, le sibilano "denti di bambino" e... uh... se ne vanno.
Sally si sveglia e va di sotto. Vede Kim, le si avvicina, arrivano i mostri e lei scatta due foto. Poi, senza nessun motivo, stacca il flash alla macchina fotografica e si lascia trascinare via urlando e opponendo una resistenza chiaramente simbolica.
Suo padre, intanto, si risveglia nel garage. Sfonda il vetro della porta per cercare di sbloccare la maniglia, tenuta ferma in qualche modo da una tenaglia incastrata dall'altro lato. I mostri però sono lì fuori e gli impediscono di farlo, ferendolo con un taglierino. Di conseguenza lui... ehm... si teletrasporta in cucina a quanto pare, visto che un secondo dopo lo ritroviamo lì senza sapere come ci sia arrivato.
Mentre lui perde tempo a cercare di sfondare una qualche porta con un batticarne, Kim raggiunge la cantina e salva Sally tagliando la corda con cui la stanno trascinando e dicendole di scappare (come possa farlo, visto che ha le caviglie legate, resterà un mistero). La corda perà le si avvolge alle gambe (in un modo che è impossibile spiegare perfino agli autori, tanto che neanche ci provano e si limitano a mostrare che le striscia su un ginocchio già ferito) e lei viene trascinata nel sottosuolo sotto gli occhi di Sally e del padre appena sopraggiunto.
Ora, anziché abbattere la casa fino alle fondamenta e continuare a scavare fino ad aver eradicato la popolazione di mostri e possibilmente recuperato Kim, che fanno i deficienti?
Chiudono daccapo la cantina e mettono la casa in vendita.
Salvo che qualche tempo dopo ci tornano perché Sally lasci sul pavimento un disegno di lei e Kim e dica a quest'ultima (che, ci viene lasciato capire, si è in qualche modo trasformata in un mostriciattolo a sua volta) che le vuole bene.
Il disegno viene letteralmente aspirato in cantina, e i mostri si concedono un interessante dialogo.
Mostro: "Ci daranno la caccia"
Voce di Kim mostrificata: "No, si dimenticheranno di noi e poi ne verranno degli altri"
Manca la parte di dialogo che sarebbe giusto aspettarsi:
Mostro "E perché"?
Voce di Kim mostrificata: "Perché sono deficienti!"

sabato 11 giugno 2011

Shadow

Avevo sentito parecchi commenti positivi su questo film di Federico Zampaglione, perciò il sospetto che fosse un'emerita schifezza era ben più che radicato in me anche prima di cominciare a guardarlo. Volevo comunque dare all'autore il beneficio del dubbio, sperando che fosse in grado di realizzare horror meno noiosi delle sue canzoni. OK, gliel'ho dato, può bastare.
C'è da dire che, se non altro, per quanto in genere mi concilino il sonno, le canzoni del summenzionato hanno almeno il pregio di avere dei testi fantasiosi. Se si potesse dire lo stesso del film sarebbe già qualcosa. Nella realtà sembra che siano stati raccolti e frullati assieme tutti i possibili (peggiori) cliché del genere, senza neanche ricavarne un frappé decente...
Si parte con la voce fuori campo di David, un ragazzo che si trova in Iraq e scrive a sua madre di non vedere l'ora di tornare in sella alla sua bici.
L'inizio vero e proprio lo vede in effetti già in sella alla bici in questione, diretto a un luogo chiamato "Passo dell'Ombra" o, appunto, Shadow (non che Shadow si possa tradurre Passo dell'Ombra anche volendo, ma fossero questi i problemi sarebbe niente).
In una specie di bar, dopo aver comprato una birra che si chiama "birra" (sul serio, è scritto sull'etichetta), David interviene per salvare una ragazza dalle avanche pesanti di un cacciatore. I due non vengono alle mani perché interviene il barista che fa uscire il cacciatore col suo compagno, sottolineando che il suo bar non è una zona di caccia (eh?!?)
Facciamo un breve salto in avanti e vediamo David che cerca di montare una tenda portatile ma questa è tanto portatile che... se la porta il vento. Mentre lui la insegue compare una figura minacciosa alle sue spalle. O, almeno, l'idea è che sia minacciosa, in realtà si capisce benissimo che è la ragazza di prima. Poco dopo i due stanno castamente condividendo la tenda di lei, che gli si presenta (la ragazza, non la tenda) come Angeline.
La mattina dopo i due stanno girando in bici e si fermano a osservare alcuni cervi. Non lontano ci sono i due cacciatori che osservano gli stessi cervi per altri motivi. Angeline se ne accorge e fa scappare gli animali, causando l'ira dei due che iniziano a inseguire i ragazzi cercando anche di sparargli.
Dopo un po' di fughe e scontri vari, i nostri finiscono in una zona della foresta immersa nella nebbia e si separano. I due cacciatori hanno degli spiacevoli incontri con delle trappole e poi con... uh... qualcosa... mentre Angeline sembra svanire e David raggiunge un edificio ma viene accolto da un'auto che gli dà la caccia sulle note di "vieni, c'è una strada nel bosco".
Dopo qualche tempo si risveglia legato (vabbe', legato è una parola grossa) a una specie di lettino di ferro, coi due cacciatori nella stessa situazione ai suoi due lati. I tre sono prigionieri dell'ennesimo maniaco deforme torturatore che non parla e fa cose prive di senso apparente, nella fattispecie una specie di cugino scemo di Voldemort che, scopriamo dai titoli di coda, si chiama Mortis. Questi prima mette alla graticola uno dei cacciatori (letteralmente, i letti hanno delle resistenze sotto), poi taglia via una palpebra a David, poi se ne sta davanti a uno specchio a sentire "vieni, c'è una strada nel bosco", osservando un modello anatomico e con davanti la foto in bianco e nero di quello che dà l'idea di essere un travestito con poche speranze di passare per una donna.
In un passaggio intermedio di tutto ciò dà una leccata a un Bufo Alvarius (il famigerato rospo allucinogeno) che sappiamo essere tale perché il maniaco si è preso la briga di scriverlo sulla teca (temeva di dimenticarselo?)
Intanto, David riesce a liberarsi, si benda l'occhio e cerca di trovare una via di fuga. Nel farlo fa cadere dei contenitori metallici e attira l'attenzione di Mortis, che prima apre i rubinetti del gas (riempiendo la stanza di, appunto, gas, che però sembra non avere effetto di alcun genere su nessuno) e poi lo insegue in macchina (no, non ho saltato un passaggio, va fuori a prendere la macchina quando David ancora non è scappato: OK che prevenire è meglio che curare, ma qui si esagera).
Riuscito ad aprire una porta, David si lascia convincere dai cacciatori a liberarli e i tre escono, ma lui sente la voce di Angeline che lo chiama, determina che è ancora dentro (sebbene non la si sia mai vista dentro) e torna a cercarla. Gli altri due si rifiutano, continuano, inciampano nelle trappole e vengono presumibilmente ammazzati.
Dopo aver attraversato tutta una serie di stanze prive di senso (anche alla luce del senno di poi), inclusa una in cui sono conservati filmati in super8 etichettati con vari nomi di luoghi, tranne uno marcato "11th September" (tutti gli altri peraltro sono in italiano), sempre seguendo la voce di Angeline neanche fosse portata dal vento, David arriva a una porta metallica. Numerose candele illuminano la via e... si riflettono nella lente della telecamera, ma nessuno pare essersi voluto prendere la briga di correggere la cosa in postproduzione...
Infine, David ha un breve scontro con Mortis, che intanto si è messo un mantello in stile Dracula senza alcuna ragione, e apparentemente lo ammazza in una scena che sembra una parodia accidentale. Sta per uscire quando vediamo il falcetto del maniaco che si alza e...
... e niente, perché David si è sognato tutto mentre era in un ospedale da campo (orribile e assai improbabile, ma molto simile all'edificio di Mortis) in Iraq, tra la vita e la morte. I due cacciatori erano due suoi compagni di plotone (morti), Angeline un'infermiera, il barista un dottore... in pratica è il finale del Mago di Oz! Cérto, salvo il fatto che scopriamo che David in bici non ci andrà mai più, perché oltre ad aver perso una palpebra (si presume, ha l'occhio bendato come nel sogno) ha perso anche le gambe; che peccato, ma in sostanza: CHISSENEFREGA! Cosa c'entra tutto questo con lo stupido film che è toccato vedersi per scoprire che lui è stato ferito in Iraq?!? Non bastavano tutti i cliché iniziali, no, toccava anche il cliché dell'ha lottato contro la morte con tutte le sue forze, con Mortis nel gentil ruolo della signora con la falce.
Sarà, ma secondo me il rospo l'avevano fatto leccare a lui (che poi è l'unica cosa che spiegherebbe la presenza dell'anfibio nel film).

mercoledì 25 maggio 2011

STICCON XXV - Parte 3

Si gioca il mio secondo gioco di comitato, particolarmente bastardo, che si conclude giusto a ridosso della cena. Torno fuori e vado di nuovo con Marcello allo Sporting, trovando posto per miracolo perché pare che sia stato tutto prenotato per la serata, una cosa mai vista. Per fortuna arriviamo prima dei prenotanti, altrimenti non so quanto ci avremmo messo a essere serviti, e io mi lancio su una pizza quattro stagioni (pare assurdo, ma mi tocca venire a Bellaria per mangiarne una come si deve, qui una pizzeria su quattro non capisce la differenza tra la quattro stagioni e la capricciosa, al massimo le varia con un ingrediente in più o in meno). Durante la cena parliamo un po' della giornata trascorsa, poi ce la filiamo per sfuggire al caos che sta iniziando a generarsi e andiamo a prenderci un gelato al Lollipop (il famigerato bar che ha la felice idea di chiudere proprio all'ora della pausa pranzo della STICCON, perdendosi un bel po' di clienti, ma che almeno durante la pausa cena è aperto).
Il Sabato è la sera della sfilata dei costumi, e Marcello non ne è propriamente un fan, ma rientra comunque per qualche altra chiacchiera con amici e conoscenti vari e ne approfitto per mostrargli Dominion che non aveva avuto modo di vedere, poi resto giù a chiacchierare col resto dello staff della sala mentre si prepara per la sfilata (OK, resto più che altro a sfottere un paio di persone dello staff, ma sorvoliamo...) finché non è ora di tornare di sopra nella sala principale.
Visto come si mettono le cose (video, comunicazioni, ...) mi dispiace per la povera Federica che non è esattamente a suo agio sui tacchi del costume che indossa, e a cui già normalmente sarebbe toccato aspettare un bel po' visto che il gruppo di Flash Gordon (sì, sono loro) deve sfilare per ultimo. Se non altro, la sua sofferenza sarà premiata col secondo posto.
Tra estrazioni della lotteria e amenità varie la serata si conclude. Torno di sotto a prendere le mie cose e resto ancora un po' con gli altri finché non ci avviamo tutti assieme verso l'albergo... anzi, verso la gelateria. Sì, lo so, è il terzo gelato della giornata, ma ci sta d'incanto.
Mentre torniamo (davvero stavolta) verso l'albergo, parlando del più e del meno, notiamo che Angelo e Federica si sono fermati al famoso forno che sforna (be', è un forno!) brioche e quant'altro anche in piena notte. Noi commentiamo su quanto coraggio ci voglia a prendersi un bombolone dopo un gelato... e neanche sospettiamo che ce li vedremo tornare dopo un po' con in mano una pizzetta a testa ("etta" si fa per dire, da queste parti con ognuna di quelle se ne fanno due!)
A destinazione scopriamo che la STICCON più che terminare si è trasferita sui divanetti del Piccadilly. Consegnandoci le chiavi delle camere, il portiere commenta "non vi dico buonanotte tanto lo so che tra poco tornate". No, decisamente NO. La mia tappa successiva è il letto (be', salvo i passaggi intermedi del caso) e di tornare se ne parla solo la mattina dopo.

Anche Domenica mi unisco al resto della Nautilus per la colazione, chiacchieriamo un po' della serata precedente, delle convention locali passate e presenti (locali nel senso di QUI, non di Bellaria), di varie ed eventuali, poi ci separiamo per tornare in camera prima e in STICCON poi. Gli do appuntamento al centro ma in realtà li rivedrò solo al pranzo, in una megatavolata formata da due tavoli riuniti per l'occasione (sotto lo sguardo allucinato dei camerieri, mi vien detto).
Tanto per cambiare l'Atletico Frappè, ovvero il duo della Nautilus formato quest'anno da Simone e Pierpaolo, ha vinto il torneo di biliardino, ma non è stato ancora premiato. In effetti neanche in Sala Giochi ci sono ancora arrivati i premi, che, quando arrivano, tanto per cambiare non quadrano proprio esattamente con le attività in corso. L'anno scorso avevamo una targa per il CluedoTrek (che non c'era) che avevamo biecamente riciclato per la Caccia al Tosk, quest'anno che al più poteva servire una coppa per la cena con delitto (anche se sarebbe stato difficile assegnarla in effetti, troppi vincitori) c'era quella della Caccia al Tosk (e OK) e del Torneo (che però non era esattamente in corso ed è stata assegnata a decisione arbitrale ma non arbitraria).
Durante la mattinata pare che la Sala Giochi si tramuti improvvisamente in una Sala Disegno. Io mi cimento ancora con le ultime cose delle Olimpiadi delle Razze, ma alla fine decido che alcune non ho proprio speranze di farle e vado a consegnare, anche perché stupidamente convinto che il termine siano le 12.30 e non le 15.00 (ma sarebbe cambiato poco, comunque).
Non c'è moltissimo da fare, perciò obbligo Matteo (e Camilla che si trova coinvolta per caso) a fare una partita a Dominion.
Intanto però la sala pare rianimarsi, il comitato previsto si riempie e ci sono perfino un bel po' di spettatori attorno ai tavoli.
La mattinata va via abbastanza rapida. A pranzo si parla un po' (ma non poi tanto, tavolo grande...) con gli altri della Nautilus e si mangiano di nuovo patate fritte a bastoncino. È Domenica e come l'anno scorso ci sono le lasagne, niente a che fare però con quelle dello Sporting, ahimè.
Durante il pranzo ci passa accanto J.G. Hertzler che viene prontamente invitato ad assaggiare un po' di vino non-locale, ma declina perché è sotto antibiotici (un problema che invece non si porrà neanche un po' alla cena di gala, mah!)
A fine pranzo torno al tavolo dello staff della Sala e trovo Angelo con davanti una pila di piatti del dessert (lui nega che siano tutti suoi, ma le prove?), poi scendiamo di sotto e tra una cosa e l'altra non risaliamo per l'esibizione domenicale degli attori. Io in realtà vado su un secondo per fare una telefonata (che poi non farò) e sbircio il palco... vedendo Chase Masterson e un Nicola Vianello mezzo nudo... O__o Più che sufficiente per farmi tornare giù di corsa, ma a conti fatti rischio anche lì, perché a qualcuno viene la sssssplendida idea di girare uno spot per la Sala Giochi annunciandone lo slogan in video dopo una dose di elio... Mi tocca fare qualche tentativo per riuscire a calarmi nella parte... nel senso che le boccate d'elio non funzionano, almeno fino a quando non ascolto con attenzione i suggerimenti degli esperti (:-P)... e faccio tutto fuorché quello.
Alla fine, armati di palloncini e cartellone volante, ci andiamo a piazzare sulla pedana del teletrasporto e al terzo tentativo (dopo una ricarica d'elio) lo spot riesce, o almeno pare. Proprio in quell'istante passa di lì la Masterson in versione camerierina, con un cappuccino su una mano e un cornetto nell'altra (no, non ho idea del perché), ci guarda paperinare ed esclama "Kate Mulgrew!" (Urge nota per i non informati, Kate Mulgrew è l'attrice ospite dello scorso anno, altrimenti nota come Nonna Papera sia per la pettinatura a tema durante alcune stagioni di non-quel-Voyager che per la voce abbastanza squaqquerante...)
Angelo le chiede se voglia fare lo spot con noi e lei rifiuta. Come dire che trova più dignitoso spogliare gente sul palco che abbassarsi ai nostri livelli... ehhh...
Anche nel pomeriggio i comitati procedono bene, uno che sembra aver bisogno di supporto da parte dello staff finisce per riempirsi quasi del tutto, e si fa giusto in tempo a finirlo che c'è un altro gruppo pronto a rigiocarlo sul momento.
In una pausa approfittiamo per consegnare i trofei, fare un bel po' di foto e trasformare la coppa del torneo in un simpatico ricettacolo per biglietti della lotteria usati.
Prima della tradizionale foto di gruppo iniziamo a mettere via il materiale della sala, cosa che si rivela come sempre abbastanza complicata: gli scatoli che contenevano tutto all'arrivo sembrano non riuscire mai a contenere le stesse cose al ritorno (e comunque ci sono effettivamente delle cose in più). Mentre ci si ingegna a sistemare tutto nel miglior modo possibile, tolgo le batterie alle pistole del LaserTag. Le stiamo rimettendo al loro posto quando una si accende e sul display compaiono tutte le informazioni possibili(!). Le batterie dentro NON ci sono, è assodato, ma lo schermo resta acceso e non c'è verso di spegnerlo. Alla fine qualcuno suggerisce con logica inappuntabile di provare a rimettere dentro le pile, e in effetti neanche il tempo di farlo che lo schermo si spegne(!!!).
Pausa foto, poi si ricomincia. Alla fine tutto sembra a posto, anche se ogni tanto risbuca fuori qualche Tosk, e siamo pronti per la cena di gala. Io passo dalla maglietta della Sala Giochi a una camicia un tantino più elegante, Angelo passa alla maglietta della Sala Giochi (no, non la mia!) e in generale tutti si preparano per tornare alla sala ristorante.
Prima però ci fermiamo a fare qualche foto davanti alla pedana del teletrasporto, e qui matteo ci delizia con un enigma sul cosa la sua uniforme abbia a che fare con il personaggio dell'attore ospite, Geordi Laforge. Alessandra azzarda un "... è negli universi paralleli..." e in quell'istante arriva suo marito, del tutto ignaro sia della conversazione in atto sia del perfetto incastro che sta per causare, e afferma "No, è nel seminterrato..."
Andiamo di sopra e troviamo il tavolo che ci è stato assegnato, praticamente di fronte a quello degli attori. Dalla mia posizione, voltandomi, riesco a vedere una piccola parte di Chase Masterson, ma in cambio vedo in pieno il suo compagno,... solo che lo scambio per un membro dello STIC, Claudio Sonego, e non perché io sia sotto allucinogeni ma perché si somigliano terribilmente e sono anche vestiti quasi uguali. Qualche dubbio mi viene quando vedo Claudio in giro per la sala e simultaneamente seduto al tavolo...
Alla fine la Masterson stessa si fa una foto in mezzo ai due "cugini gemelli" (citazione rubata), e qualcuno si domanda se si assicurerà di riportarsi indietro quello giusto.
Sul tavolo ci aspettano delle bomboniere, spilline del ventincinquennale di Star Trek (molto adeguate) su delle... uhm... err... bare di cartone con dentro dei confetti? OK, forse non dovrebbero essere delle bare ma non sono proprio l'unico a pensare che lo sembrino... ^__^;;;
A tavola sono seduto di fronte ad Angelo, ma soprattutto di fronte all'acqua naturale: è tutta dal lato suo. Lo chiamo per nome diverse volte tentando di farmela passare ma lui non mi sente, alla fine azzardo un "Mario?" e mi risponde! E meno male che i baffi se li è tagliati!!!
Anche quest'anno subisco un tentativo di agguato da parte dell'attore (Burton), che con un minimo preavviso (ma almeno stavolta c'è stato il preavviso!) mi sbuca da dietro, mi si appoggia a una spalla e saluta allegramente la tavolata. Niente agguato invece da parte della Masterson, che peraltro arriva dal lato opposto e non si appoggia a nessuno, ma si inclina abbastanza da chiarire che sì, l'abito di stasera è più lungo e meno rivelatore, ma è tutta una questione di... punti di vista...
Arrivati al momento della torta, Gisella (che ha smesso ormai i panni di venditrice di biglietti della lotteria di beneficenza), che comunque non potrebbe mangiare quella normale, ne condivide con noi una personale comprata al bar, una base di croccante piena di crema e con decorazioni a tema Enterprise. Abbiamo perfino un ospite d'onore a tagliarla, J.G. Hertzler con tanto di stendardo klingon! Faccio notare che "forse" qualcuno dovrebbe immortalare la scena, e subito Angelo impugna la macchina fotografica (di Camilla) e fotografa... prima un suo dito e poi la torta con la mano dell'attore e basta! Io tento di scattare a mia volta, ma il bianco della tovaglia (e della maglia di Angelo) litigano col mio flash, e alla fine di tre foto se ne salva a stento una.
A cena finita, dirigendoci verso la sala per la cerimonia di chiusura, discutiamo dell'idea di avere davvero i costumi di SuperMario per il prossimo anno, assieme ad altri personaggi dei videogiochi, mentre io come è ovvio faccio l'indifferente per evitare eccessivi coinvolgimenti...
Arrivati in sala ci aspetta sul palco la Masterson che ci annuncia di voler cantare una canzone in italiano. Giravano voci inquietanti sul fatto che volesse cantare Romagna Mia (io ho tra le mani la baretta e qualcuno mi suggerisce di provare a lanciargliela e metterla fuori combattimento prima che sia troppo tardi ma, ahimè, sono troppo lontano...), ma in realtà pare con Prayer di Bocelli e poi bissa con Non Dimenticar (continuo a preferirla quando non canta, ma -inserire nome del blog qui-).
Mentre un palloncino vagante porta nella sala lo spirito della Sala Giochi, la cerimonia di chiusura si svolge in maniera abbastanza tranquilla. Ci viene annunciato che non si sa esattamente quando sarà la Reunion né chi possa esserne ospite, ma si sa che sarà a Montecatini (pare che un tentativo di rientro a Riccione sia stato reso impossibile dal fatto che la sola settimana disponibile era quella prima di Natale, quando come è ovvio non sarebbe venuto nessuno). Sono note invece le date della STICCON... dal 24 al 27 Maggio... tragedia! Come faccio ad andarci così vicino a fine mese? ;__; L'ospite non è noto ma pare tenteranno di portare Patrick "Jean Luc Picard" Stewart... Ci riusciranno? Ai posteri l'ardua sentenza.
Quest'anno non abbiamo altro da mettere a posto né "fili cattivi" da sciogliere, quindi dopo un rapido passaggio di sotto a riprendere le nostre cose possiamo tornare in albergo. Per qualche strana ragione, saputo che ripartirò il mattino dopo, Angelo vorrebbe salutarmi anche se stiamo uscendo assieme e stiamo andando allo stesso hotel. In cambio non riesco a salutare Alessandro e Alessandra che sono già andati via.
Anche questa sera la STICCON pare essersi trasferita sui divanetti. C'è meno gente, ma in cambio c'è anche Chase Masterson. Io, comunque, ho un appuntamento con il letto, che raggiungo intorno all'una e mezza.
La mia STICCON è finita, la mia tragedia personale inizia... due ore scarse di sonno e mi risveglio coi dolori di stomaco. Inizialmente sembrano solo i miei soliti compagni di vita, ma dopo un po' iniziano i conati e la nottata se ne va via in modo tutt'altro che piacevole (a oggi non mi sono ancora rimesso del tutto in sesto in effetti, e fino a Martedì sera non ho avuto il coraggio di ingerire nulla di solido).
Di conseguenza non sono per nulla in forma quando il mattino dopo preparo i bagagli e mi avvio alla volta del Centro Congressi, dove ho appuntamento con Marcello. Esco dalla mia stanza giusto in tempo per incontrare Alessandro e Alessandra e rifarmi del saluto mancato, poi mi metto in marcia.
Trascorro con Marcello il tempo che mi resta... prima del treno, si intende! ... poi raggiungo la stazione e... aspetto. A quanto pare c'è un treno che parte sette minuti prima del mio ma sullo stesso binario, e ha già cinque minuti di ritardo (per inciso va anche quello a Bari, ma arriva oltre un'ora dopo).
Il viaggio non è molto piacevole, ma lo trascorro cercando di dormire e non pensarci, e in effetti passa abbastanza in fretta. Stavolta non ci sono posti di fronte a me e quello accanto è libero, se non altro. Qualcuno nelle file più avanti sembra stia parlando di STICCON e Sala Giochi, ma potrebbe essere un delirio del dormiveglia.
Se non altro, sono contento di essere stato male dopo la fine e non prima (anche se avrei peferito non star male del tutto).
Adesso non mi resta che riprendermi... in tutti i sensi.

martedì 24 maggio 2011

STICCON XXV - Parte 2

Sabato mattina, dopo l'inutile sveglia di buon'ora, a colazione incontro più o meno inaspettatamente (mi aspettavo che sarebbero venuti, ma non che fossimo nello stesso albergo) il gruppo della Nautilus, ridotto quest'anno a sole tre persone per imprevisti vari, e mi unisco a loro per una colazione appena un po' più ricca di quella del venerdì. Qui assisto a una scena che mi segnerà per sempre, vedendo una fetta biscottata essere cosparsa di marmellata, coperta da una fetta di formaggio e poi inzuppata in una tazza di tè. O__o
Sopravvissuto in qualche modo all'esperienza (e no, non era uno dei tre della Nautilus l'artefice) e rivelato a Elena (sì, della Nautilus) che ero presente alla LevanteCON (ero andato pure a salutarla appena entrato ma, si sa, stare alla reception fa male, l'ho sempre detto), torno in camera per le necessarie abluzioni e poi mi riunisco di nuovo al gruppo di sotto, per avviarci verso il centro. Intanto Marcello mi avverte che è arrivato anche lui.
Mi separo dagli altri, che devono fermarsi a un tabaccaio, perché è probabile che giù in sala non ci sia ancora nessuno, essendo buona parte degli altri reduci dalla Kobayashi Maru. Mentre faccio il resto della strada cerco di rispondere all'SMS di Marcello, ma il mio telefono decide che sto cercando di scrivere un'e-mail, e alla fine faccio prima a rispondergli di persona pochi minuti dopo. Resto un po' con lui, che ancora non può entrare, poi però lo lascio per andare di sotto a vedere la situazione. Per un attimo mi attendo di trovare la sala al buio (è successo venerdì, e io e Matteo abbiamo speso un mucchio di tempo a cercare di scoprire come si accendessero le luci prima che arrivasse Angelo e ci rivelasse che era staccato il quadro elettrico nella sala della KME, dove a nessuno di noi sarebbe mai venuto in mente di andare a guardare), invece c'è la luce e c'è anche Daniele (l'assassino!!!).
Dopo un po' arrivano anche Matteo e Camilla e io ne approfitto per fiondarmi al bar mentre quest'ultima azzarda una partita a Memotrek con Daniele e ne esce un tantino... scoraggiata.
Io approfitto dei tempi morti per continuare a compilare la scheda dell'Olimpiade delle Razze (per fare punti tenterò anche di fare la Kobayashi Maru Experience, al secolo Sala Borg, ma non c'è verso di riuscire a infilarmici) e successivamente, con Riccardo della Nautilus, il gioco finale delle campagne STIC, indovinare dei personaggi da immagini deformate (ma ne sbaglieremo due alla grande). La mattinata viene anche punteggiata dall'incontro con Simone della Nautilus (non ci eravamo mai conosciuti di persona) e dalla foto con gli attori (con noi della Sala Giochi che saltiamo il turno perché ci dicono di recuperare Gabriele e Michela della Sala Borg... che poi comunque fanno la foto per conto loro lasciandoci a domandarci perché ce li abbiano fatti aspettare...)
Quando arriva Angelo scopriamo che si è tagliato la barba ed è rimasto solo con i baffi (scoprirò dopo che il tutto dipende dal costume che indosserà per la serata) che gli danno un aspetto alquanto inquietante. Lui dice di vedersi come un attore porno tedesco, ma qualcuno fa notare che in realtà sembra SuperMario e la definizione gli resterà addosso per il resto della STICCON (o della vita?)
All'ora di pranzo esco e raggiungo Marcello per andare a mangiare assieme allo Sporting. Ahimè, la mitica Barbara non c'è, ma il cibo è ottimo e abbondante come sempre. Sulla via del ritorno ci fermiamo a prendere un gelato e io inciampo nello scalino del bar...! Inizio a pensare che non passerà giorno di STICCON senza un mio incidente correlato alle scale e mi domando se tornerò a casa integro. Non lo farò, ma non sarà colpa delle scale.
Nel pomeriggio sono previste le apparizioni degli attori, per cui la Sala Giochi è chiusa e io ne approfitto per andare a girare tra i banchi dei venditori, con una cosa ben precisa in mente. Mentre sono davanti al banco di Massimo, il venditore poco-Trek che ho conosciuto l'anno scorso, arrivano Matteo e Camilla e questa viene a sapere che lui ha un pelouche di Chocobo. Mentre lui lo cerca tira fuori un po' di tutto, tra cui una Sailor Mars (che poi Matteo comprerà a Camilla in un inutile tentativo di farle una sorpresa) e un SuperMario che mi fa balenare un lampo maligno negli occhi.
Mi riunisco a Marcello per guardare l'esibizione di Chase Masterson, che per l'occasione indossa un abitino bianco corto e (fin troppo) attillato e degli stivaloni bianchi a mezza coscia (i commenti si sprecano, sento qualcuno dire che "stava lavorando stanotte ed è venuta così come si trovava"). Sul palco è frizzante e simpatica, e conclude la sua esibizione cantando tre canzoni abbastanza risparmiabili, ma eviterò di fargliene una colpa. Comunque, sulla terza vado a fare una pausa cappuccino e torno in tempo per l'inizio dell'apparizione di Levar Burton, un tipo dalla risposta molto pronta anche se si verificano un paio di silenzi imbarazzanti durante la sua esibizione.
I baffi di Angelo impressionano anche il microfono quando lui tenta di fare una domanda all'attore: smette di funzionare (funzionerà per chiunque altro dopo) e lo costringe ad andare direttamente a parlare in quello del palco.
Quando gli attori hanno finito mi metto in cerca di Angelo ma non riesco a trovarlo. Finalmente lo ritrovo di sotto impegnato in una partita de La Lacrima dei Profeti (pubblicità, pubblicità) e mi metto a girargli intorno in attesa che finisca, tramando alle sue spalle con Matteo e Camilla che già sanno... A partita finita, me lo porto dietro fino al piano di sopra, chiedo in prestito a Massimo il SuperMario e faccio una foto ai due separati alla nascita :-D

C'è ancora altro da dire, ma intanto qualche foto...


Terza e ultima Parte

STICCON XXV - Parte 1

Come ogni anno (o almeno ogni anno in cui è possibile) il 19 Maggio mi sono avviato alla volta di Bellaria, per partecipare alla STICCON 2011.
Il viaggio è iniziato in maniera abbastanza tranquilla: trenino locale Palo-Bari, megagelato in attesa del treno a lunga percorrenza, salita sul treno in questione (con tutta calma visto che nasce a Bari e quindi è lì sui binari già un po' prima di partire).
Come sempre, ho il posto 105. Come sempre, il treno è quasi vuoto. Peccato che i pochi passeggeri che ci sono siano concentrati nei sedili attorno al mio, e mi ritrovo tra una signora ben in carne (di fianco) e una famigliola di madre, padre e marmocchio (di fronte). Comunque sia, il viaggio passa abbastanza tranquillo, tra qualche SMS di aggiornamento a/da amici e parenti, tre telefonate dall'ufficio e la lettura di "Mr. Murder", che si rivela essere perfino a tema dato che uno dei personaggi secondari è un trekker, oibò!
Ho ancora una volta modo di apprezzare il degrado degli annunci delle stazioni durante il viaggio, che partono con uno squillante "Stiamo per arrivare nella stazione di Barletta", per poi procedere con un più pacato "Stiamo per arrivare nella stazione di Foggia", che alla fine del viaggio sarà ormai diventato un "Din... st... brz... click... scen... Din".
In dirittura d'arrivo, Marcello, che devo incontrare in stazione, mi prospetta un lieve ritardo. La cosa non mi preoccupa più di tanto, posso aspettarlo... solo che non devo, perché ho appena messo piede nella stazione di Rimini che un altro suo SMS mi avvisa che è già arrivato...!
Assieme a lui vado a Bellaria e raggiungo l'hotel Piccadilly, che nelle foto da me trovate su internet era rosa ma nella realtà non lo è, tanto che io neanche mi accorgo di esserci passato davanti!
Salutato Marcello, a cui do appuntamento per Sabato, raggiungo l'hotel e recupero le chiavi della mia stanza. Il ragazzo alla reception mi dice che è la 234 e che "crede sia al secondo piano". Io, che di questa cosa ero certo avendo sentito il numero, comincio a preoccuparmi della stabilità spaziotemporale dell'albergo, ma dopo un rapido giro (che mi sarei risparmiato se solo avessi girato a destra invece che a sinistra) assodo che la stanza è al secondo piano, proprio accanto alle scale, e nonostante le premesse ci resterà per tutto il tempo della mia permanenza.
Dopo le foto di rito alla stanza e la sistemazione, lascio l'albergo... mancando in pieno lo scalino davanti all'ingresso, che visto dall'alto sembra piatto e invece non lo è per nulla... Sarà solo l'inizio delle mie disavventure con le scale di questi giorni.
Bellaria è sempre un bel posto in cui passeggiare, ma la mia meta è il Centro Congressi, e scopro con piacere che si trova esattamente in linea retta rispetto all'albergo. Lo raggiungo in men che non si dica e vado alla reception per prendere il mio badge... che non c'è, a quanto pare è stato già dato alla Sala Giochi, una cosa non molto utile visto che per andare a prenderlo in Sala Giochi dovrei entrare e per entrare dovrei avere il badge... Vabbe', la sicurezza mi guarda un tantino male ma mi fa scendere lo stesso, e subito vengo accolto da buona parte del restante staff della sala, guidato da un Angelo barbuto (no, non c'era un essere celestiale con la barba, c'era Angelo che ne sfoggiava una abbastanza evidente, e che lo avrebbe poi portato a scene inquietanti di cui non farò menzione). Recupero il badge, deposito i giochi che mi ero portato dietro (Dominion, Massimo Stordimento e un paio di giochi di comitato) e noto che quest'anno non c'è stato l'assalto ai giochi dell'anno scorso, quando le iscrizioni ai comitati erano piene fin dal giovedì sera. In effetti è una tendenza che resterà marcata durante tutta la STICCON, forse anche a causa della "concorrenza" della sala Jupiter, ma probabilmente anche per un minore afflusso di gente. In parte, avrò modo di scoprire, molte persone che avrebbero dovuto venire non hanno poi potuto farlo per motivi vari.
In concreto, uno dei giochi di comitato previsto per Giovedì stesso deve essere spostato a Venerdì mattina e poi ulteriormente al pomeriggio (anche se alla fine li giocheremo comunque tutti).
Quest'anno, a sottolineare l'emerso divieto di distribuire cibi e bevande nel centro congressi, con conseguente eliminazione del tradizionale Nutella Party di beneficenza, il centro è tappezzato di manifestini di divieto e avvisi di non dar da mangiare allo staff (né, in effetti, ai triboli, che secondo me comunque mangiano meno). La Sala Giochi, invece, è piena di palloncini. I palloncini in sé non sono una grande novità, anche se in genere se ne restano confinati nell'attiguo Baby Club, ma quest'anno c'è a disposizione anche una bombola d'elio e una notevole quantità di palloncini lunghi "modellabili", offerti da Claudio Sonego, cosa che porta da un lato a scene di nevrosi per il rumore della gomma sfregata e qualche scoppio improvviso, e dall'altro a un notevole consumo di elio a scopi impropri...
Mi faccio ragguagliare un po' sulla cena con delitto che si svolgerà venerdì, do un'occhiata in giro ed è ben presto ora di cena. Chiudiamo i giochi nel Baby Club, chiudiamo il Baby Club, e viene posizionato davanti alla porta il piantone... ovvero una grossa pianta (finta). Il mio primo incontro con le patate della STICCON le vede in forma di purè... fatto col preparato.
Anche dopo cena non c'è moltissimo da fare. Ne approfitto per giocare con Angelo a Trekworm (perdendo) e a Dominion (vincendo).
Da segnalare nel pomeriggio l'arrivo di Chase Masterson, una dei due attori ospiti, che si fa il giro delle varie sale e si va a presentare a tutti i collaboratori uno per uno, molto carinamente.

Il Venerdì, come spesso accade in periodo STICCON, mi sveglio molto più presto del necessario e cerco di perdere tempo in attesa che sia ora di colazione. Mi ritrovo a guardare programmi di cucina su reti televisive finora sconosciute, poi indosso la maglia della Sala Giochi, nuova di zecca, e vado di sotto.
L'hotel di quest'anno è tecnicamente un quattro stelle. La stanza è carina, senza dubbio, ma il tre stelle dell'anno scorso era più che all'altezza, e quando mi trovo di fronte alla colazione non riesco a vedere la differenza: solita roba. Poco male, visto che comunque farò la tradizionale seconda colazione direttamente in STICCON (dove hanno cornetti freschi che, stranamente, quest'anno erano presenti anche di Sabato e Domenica).
Nell'entrare al centro, prendo in pieno uno scalino all'ingresso.
Durante la mattinata vengono distribuite le informazioni per la Cena con Delitto. La vittima è Riccardo, del Baby Club, e tutti i membri dello staff della Sala Giochi hanno buoni motivi per averlo eliminato: starà ai giocatori scoprire chi lo abbia davvero fatto e come. Sfortunatamente c'è un intoppo nei piani: Camilla arriverà solo Venerdì notte a causa di uno spiacevole imprevisto, e bisogna trovare una sostituta. Detto fatto, viene reclutata forzatamente Lisa, una delle figlie di Paolo Attivissimo, che dovrà anche vedersela col fatto che il resto della sua famiglia è tra i giocatori.
Arriva il momento di cimentarmi nel mio primo gioco di comitato da master. Raccolgo i giocatori, distribuisco le schede e presento ai presenti (err...) la famigerata stazione spaziale DS13, altrimenti nota come la stazione che porta sfiga. Il gioco parte all'insegna dello sput... ehm, sì, quello... più totale, coi giocatori che spiattellano senza remore le informazioni di cui dispongono, anche quando si suppone che siano piuttosto riservate. Alla fine tutto va per il meglio e il gioco si chiude in tempo per andare a pranzo e incontrare le patate fritte a bastoncino.
Dopo pranzo, colti dalla frenesia dell'elio, a un certo punto si decide di liberare un tosk volante da dieci punti. Dopo qualche prova con palloncini fini a sé stessi, si procede al lancio in pompa magna, e subito la gente si attrezza per il recupero, qualcuno cercando di creare macchine da guerra con palloncini che trasportano taglierini, altri con più efficaci cavalletti da macchina fotografica rivestiti di scotch nei punti strategici.
L'evento clou della giornata è comunque la Cena con Delitto che si svolgerà, appunto, a cena.
I tavoli sono stati sistemati a dovere, e i giocatori sono pronti, ma nonostante questo l'urlo di Alessandra, che dà il via alla competizione, coglie un po' tutti di sorpresa (tranne i "sospettati" che sapevano che stava per arrivare).
Mentre Angelo spiega la situazione, noi altri aspettiamo dietro le quinte, pronti a tornare in sala e... a cercare di cenare mentre veniamo convocati ai vari tavoli dei giocatori per l'interrogatorio. Ognuno di noi ha delle informazioni che può dare, ma gli investigatori si dimostrano in grado di fare le domande più inaspettate, e complice qualche equivoco alla fine sembra che il morto sia stato accoltellato, avvelenato, strangolato e ammazzato a colpi di tavolo... Sono due i tavoli che daranno la soluzione corretta, mentre uno cercherà di cavarsela con un diplomatico "tutti" e uno azzarderà una morte con "soffocamento con tessere del memotrek".
Lisa, la più giovane del gruppo e un po' impacciata all'inizio, si ritrova non solo a vedersi attribuita una fede calcistica che non le appartiene per necessità di trama... ma anche a perdersì metà della (presunta) pasta alla carbonara visto che il piatto le viene portato via mentre è altrove a farsi torchiare.
Dopo cena è prevista una partita di Mutaforma In Tabula, ma di 8 giocatori iscritti, già pochini, se ne presentano quattro. Alla fine non se ne fa nulla e un po' di noi approfitta per uscire a prendersi un gelato. Buono, ma per qualche ragione funge da attivatore per il mio caotico intestino, e questo mi costringe a tornare al Centro giusto per il tempo necessario a recuperare i miei occhiali da sole e poi fare rotta veloce per l'albergo.


Parte Seconda

lunedì 4 aprile 2011

LevanteCon 2011

Dopo aver saltato un'edizione per cause di forza maggiore (o, in effetti, di forza molto, molto minore se si considera che si trattava di un battesimo ^_^), quest'anno non mi sono fatto sfuggire l'occasione di partecipare alla LevanteCon, che nel frattempo continua a espandersi e inglobare sempre più eventi e manifestazioni (tra un po' occuperemo tutto l'hotel, camere incluse :-P)

Quest'anno, peraltro, non ero da solo, dato che per la prima volta ci sarebbe venuto anche Pierpaolo (mio cugino, da non confondersi con Pierpaolo, capitano della USS Nautilus, che sarebbe preoccupante se non ci fosse, invece). Dato che lui sarebbe venuto direttamente in auto, e memore del mio viaggio di andata dell'ultima volta (e ancor più memore di quello di ritorno, quattro ore passate ad attendere un autobus, ma questo è un altro discorso...) contavo che sarei stato già lì al suo arrivo.
In realtà... col cavolo...!!!
Fatto sta che arrivo a Bari, leggermente in ritardo perché l'autobus se la prende comoda, proseguo lungo quella che so essere la strada e... arteriosclerosi galoppante: non riesco a raccapezzarmi di dove dovrei svoltare. In realtà lo sapevo anche, dove dovevo svoltare, ma mi aspettavo un punto di riferimento che non riuscivo a trovare e ne trovavo uno che non ricordavo di dover trovare... sto invecchiando... -_-
Alla fine Pierpaolo mi ha telefonato per dirmi che era arrivato e si è ritrovato, ahilui, costretto a venirmi a recuperare mentre vagavo attorno al mio obiettivo come un cretino accaldato (cretino perché cretino, accaldato perché la giornata era incredibilmente calda, specie a confronto delle ultime, e io stavo fondendo nel mio giaccone pesante, che per fortuna ho poi potuto depositare nell'auto di Pierpaolo).

Così, arriviamo alla manifestazione. Dopo un passaggio obbligato alla toilette (invasa dai cosplayer) ci dirigiamo al banco dell'accettazione. Pierpaolo si registra, io indosso il mio badge della Nautilus... e trenta secondi dopo Pierpaolo (l'altro) me ne dà un altro nuovo (farò collezione).
La manifestazione è, come era prevedibile, più ampia dell'ultima volta che ci sono stato, e si è espansa anche in una sala che non avevo mai visto in precedenza, occupata per l'occasione dalla LevanteComics&Games (e invasa dai cosplayer).
Ovviamente, la prima cosa che ho fatto è stata cercare di salutare il maggior numero possibile di membri dell'equipaggio della Nautilus (quelli che conosco perlomeno) e togliermi la soddisfazione non da poco di presentare Pierpaolo a Pierpaolo (non sono cose che capitano tutti i giorni :-P). Mi sono anche informato dell'eventuale arrivo di Pia e Miriam di BraviAutori, ma tutti sapevano dirmi solo che erano passate il pomeriggio del Sabato (con tutto che io continuavo a dire che lo sapevo già) e non avevano notizie fresche. Il problema più grosso è che io non avevo idea di come fossero fatte loro, né loro di come fossi fatto io, per cui sapevo che se fossero arrivate avrei anche potuto incrociarle e non l'avrei mai saputo senza qualche conoscente comune a fare da intermediario. Io in effetti avevo il nome appeso al collo, ma nella folla dubito sarebbe stato un grande aiuto.

Dopo aver salutato i salutabili (alcuni li ho visti ma sono spariti prima che potessi raggiungerli o farmi notare, per cui ho dovuto rimandare) abbiamo fatto un primo giro di perlustrazione e fotografato qua e là le cose in esposizione, dalle opere di Riccardo Simone (lo Stargate, il martello di Thor, lo scudo di Capitan America, un cui gemello era in palio con la lotteria), ai vari modelli nella sala della scienza (lo shuttle estremamente dettagliato ma non solo), al modulo lunare funzionante, ai robottini un po' sacrificati in un angolo e a cui un maialino giallo rubava la scena, per finire ai banchetti degli sponsor, ricchi di materiale che sarebbe stato interessante comprare (se avessi avuto posto in casa per mettercelo). Molto belle in particolare una serie di tazze dei personaggi di fumetti e cartoni vari, dai Looney Toons ai Simpsons (che a me non piacciono ma le tazze erano comunque belle a vedersi) a una (UNA, come si è subito premurato di farci notare l'addetto al banco... una specie di minaccia velata) Jeeg, da cui Pierpaolo è stato quasi subito ispirato (da allora in poi non passavo una volta davanti al banco senza sbirciare e commentare con aria da cospiratore "La tazza di Jeeg c'è ancora").
Abbiamo più volte passato la sala convegni principale, stranamente quasi sempre vuota (magari si nascondevano tutti quando passavamo noi e facevano finta che in quel momento non ci fosse niente) e incrociato ogni genere di cosplayer (io ne avrò riconosciuti forse un paio dei personaggi da cui erano vestiti, molti me li ha dovuti spiegare Pierpaolo a cui "ne mancavano" meno, ma se non altro verso la fine ho dovuto chiarirne io uno a lui, il coniglio Frank di Donnie Darko, e mi sono sentito un po' meno fuori dal mondo :D)
Dopo un po' abbiamo deciso di dirgerci alla Sala Proiezioni per gustarci un episodio di Mazinga Z e il primo episodio di Mazinkaiser (il primo l'avevo già visto, il secondo no) interrogandoci sulle stranezze dei tagli fatti in Italia e sul perché Afrodite A in Mazinkaiser sia macrocefala.
A proiezioni finite, anche per riscaldarci un po' (la sala proiezioni era forse l'unica in cui l'aria condizionata faceva il suo lavoro con molta enfasi) abbiamo fatto un altro giro, approfittandone (io) per chiedere lumi sulla situazione di Pia e Miriam, ma nessuno sapeva niente.
Poco dopo abbiamo assistito a qualche prova di spettacolo dei cosplayer e alla premiazione del concorso di fumetto (con UNA sola partecipante che, stranamente, ha vinto) e illustrazione (qui da lontano il vincitore sembrava solo una macchia colorata... da vicino sembrava un disegno assieme a una macchia colorata).
Gran parte del resto della mattinata è trascorso esaminando l'esaminabile in dettaglio, ammirando i costumi in giro, passando ogni tanto alla toilette sempre più invasa dai cosplayer e prenotandoci per una partita di D&D per il pomeriggio. Mi sono anche prenotato mentalmente per chiedere al ragazzo dal volto verde che faceva parte della Tana dei Folletti (l'associazione ludica parte dell'organizzazione della manifestazione) se fosse un goblin, un orco, un elfo verde come diceva Pierpaolo (corroborato dal mio fratello rumeno Dan quando ha visto le foto) o magari solo un asparago, ma poi, chiaramente, non l'ho fatto e resterò a vita col dubbio.
Diopo un po' sono stato recuperato nella sala C&G (che sarebbe Comics&Games, non Gabbana che ha una relazione extra-Dolciugale) per avvisarmi che Pia e Miriam erano arrivate e mi stavano cercando (ai tavoli di gioco, ma io non ero ai tavoli... ero giusto lì davanti)... cosicché abbiamo infine potuto conoscerci e, nonostante la mia nota ritrosia a stare dalla parte sbagliata di una macchina fotografica (quella dove si trova l'obiettivo, vale a dire) ho addirittura sollecitato io stesso che l'evento venisse immortalato.
Abbiamo parlato un po', poi ci siamo salutati con un mio infelice "ci vediamo qui in giro" (non che avesse qualcosa di male il saluto in sé, è che puntualmente ha portato rogna e non ci siamo più incrociati).

Arrivata l'ora di pranzo, dopo esserci goduti un po' le sale ora semivuote, approfittando del mio badge con su scritto "STAFF" (e improvvidentemente non scritto "sì ma si fa per dire") che mi proteggeva dall'essere cacciato, ci siamo spostati verso il ristorante al piano di sopra per goderci il (tutt'altro che scarso e tutto sommato economico) pranzo: antipasti, primo, secondo... e il dolce ha un che di traumatico. I camerieri servono porzioni di torta, sostituendo le torte in questione man mano che finiscono... con altre diverse. Arrivati al nostro tavolo, hanno due porzioni due di meringata al limone che vengono immediatamente accaparrate dalle nostre dirimpettaie (Gabriella e... ehm... Manuela o Emanuela, non me lo ricorderò mai, comunque conoscenze della STICCON che non mi aspettavo di ritrovare qui), che fanno notare come noi fossimo rimasti senza... un secondo prima che venga presentata una torta al cioccolato che faceva ingrassare solo a guardarla troppo (e che non ho esitato un solo secondo a puntare). Sì, va poi detto che finita quella è comparsa una Sachertorte ancora più appetitosa, ma non si può avere tutto dalla vita...

Durante il pranzo non mancava l'occasione di vedere qualche cosplayer aggirarsi negli esterni dell'albergo dopo aver assodato che no, non poteva entrare durante la pausa pranzo.
Al rientro, dopo essere passati dalla toilette (invasa dai cosplayer) abbiamo fatto un altro giro e qualche foto del tipo "se non la facciamo ora che non c'è nessuno perché la sala è ancora chiusa possiamo beatamente scordarci di farla dopo", incluse le foto di gruppo della Nautilus. Non essendo del gruppo, Pierpaolo se ne è tenuto fuori. Poi si è iscritto, per cui tanto valeva prevenire, ma vabbe', sarà per il prossimo anno.
L'evento più eventuoso ed eventuale del primo pomeriggio era la sfilata dei cosplayer, ma c'era tempo e quindi abbiamo girellato un po', anche se ogni volta tornare nella sala era più difficile perché la gente aumentava. Abbiamo assistito all'arrivo di un pressoché perfetto Jack Sparrow (presidente della giuria del premio per il cosplay) con tanto di Will (che pareva il gemello di Orlando Bloom!), e ho anche tentato un'altra sortita alla toilette, ma stavolta l'invasione dei cosplayer era tale da impedire anche il minimo avvicinamento.

Ora... io sono più o meno abituato ai "cosplayer" dalla STICCON, ma lì sono per lo più focalizzati sulla fantascienza et similia, mentre qui c'erano moltissimi personaggi di cartoni animati, videogiochi e quant'altro, e abbiamo assistito anche a esibizioni piuttosto elaborate... per quanto possibile, perché c'era un mucchio di gente attorno a ogni lato del palco e bisognava lottare con la visibilità (e col caldo infernale amplificato dalla quantità di persone presenti). Mi sono fatto presente che la prossima volta dovrò portarmi dei paraorecchie, non per il caldo (anche perché farebbero effetto contrario :P) ma per salvare i miei poveri timpani da alcune note acute e dall'immancabile urlo o picco di volume occasionale.
A un certo punto la folla ha iniziato a sfollare (justamente) e la zona in cui eravamo è rimasta libera e con piena visuale. La prima cosa è durata solo fin quando non si è tramutata in un'area di parcheggio per guerriere Sailor. Più o meno allora abbiamo deciso di sganciarci e andare a vedere se fosse poi possibile giocare a D&D come da prenotazione. In realtà io ne ho approfittato prima per andare alla toilette (LIBERA: i cosplayer erano tutti nella sala!)
Abbiamo scoperto che eravamo solo noi due, il che impediva di giocare una partita nata per cinque, ma dopo un po' il gruppo si è formato, così ho potuto sedermi a un tavolo di D&D dopo anni e anni e anni (e credo per la mia prima volta in assoluto NON da Master O_o). La distribuzione alquanto random dei personaggi mi ha assegnato... quello che mi sarei scelto da solo se avessi avuto modo di farlo, una necromante individualista di nome Nemesia (che ho interpretato un tantino alla Saleria Lindir senza la parte schizofrenicosessuomane), che alla fine è pure riuscita a fare una buona azione per il mondo ottenendo in cambio di essere assalita da un vampiro, ma guarda tu, vai a far del bene...! Sì, MI SONO DIVERTITO, sia chiaro!
Tra l'altro ho avuto il piacere di conoscere la già menzionata Tana dei Folletti, non lontanissima da qui (a Bisceglie) ma comunque lontanissima per quel che mi riguarda.

Essendo già iniziata con un certo ritardo, la partita è durata abbastanza da essere l'ultima cosa che potevo permettermi di fare nella giornata, dovendo andare alla fermata dell'autobus (con un certo anticipo per non correre rischi...) Ho salutato al volo tutti i componenti della Nautilus che sono riuscito a incrociare o trovare facilmente (mi dispiace per quelli che invece non ho trovato, ma tanto ci rivedremo alla peggio tra un mese e mezzo), poi, previo passaggio all'auto, mi sono accomiatato da Pierpaolo (che è tornato dentro e si è comprato la tazza di Jeeg, ancora lì in barba alle minacce... :-P) e, non senza sbagliare svolta un'altra volta (ehm...) ho raggiunto senza problemi (nonostante un incidente lì vicino) la fermata, "abbordato" l'autobus poco dopo (era in anticipo) e fatto ritorno alla base, alquanto cotto ma anche alquanto soddisfatto.

In generale credo che, anche se forse qualcosa me la sono persa perché la confusione era parecchia, si sia trattato di una giornata molto ben riuscita (duemila e passa visitatori, credo che il cosplay abbia attirato parecchia gente extra peraltro). È un peccato che alcune cose fossero un po' sacrificate (lo spazio c'è ed è tanto, ma a momenti non bastava), ma del resto molte cose erano al loro esordio e il tempo per organizzarsi meglio c'è sempre.
OK, se avete letto fin qui... la prossima volta invece di leggere il mio report veniteci di persona!

Qualche foto, se avete voglia dell'impatto visivo:
http://www.facebook.com/album.php?aid=2110361&id=1538302603&l=93b58f105a